Gita allo zoo

Il Blog di GIOVANNI MAINATO

Oggi è stata proprio una bella giornata: ho accompagnato i miei figli allo zoo.

Quanti animali curiosi abbiamo visto! Appena entrati ad esempio ci siamo imbattuti in un can che abbaia e non morde. Più avanti, ben custodito in una gabbia, c’era un magnifico leone d’oro alla carriera. E poco oltre, in un apposito recinto, abbiamo incontrato il simpaticissimo cavallo Donato; purtroppo alcuni bambini impertinenti hanno iniziato a guardargli in bocca e sono stati giustamente redarguiti dal custode. Tenendoci a distanza di sicurezza abbiamo potuto ammirare anche il cavallo che ha disarcionato Luigia Pallavicini. C’era anche un porcellum, ma senza premio di maggioranza. Nella sezione ‘piccoli roditori’ abbiamo trovato un topos letterario e un ratto delle Sabine. Mentre nella sezione dedicata ad Aristotele ci siamo imbattuti in un animale politico.

Ma forse l’attrazione più richiesta è l’agnello di Dio. A questo proposito però devo fare un appunto: è vero che…

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Estremista

Il Blog di GIOVANNI MAINATO

Ci sono molti miei ammiratori che mi scrivono privatamente per sapere come la penso in politica.

Partiamo dal presupposto che non mi interesso molto di politica, così come non mi interesso molto della gretta attualità. Questo blog, come sapete, ha ambizioni ben più grandi, cerca di riflettere sul senso ultimo di tutte le cose, ed è in anticipo sui tempi di almeno due settimane.

In ogni caso, se proprio volete sapere come la penso, ve lo dirò: io sono sempre stato un estremista. Non mi piacciono le sfumature e le vie di mezzo.

In passato infatti sono stato di estremo Partito d’Azione, di estrema Democrazia Cristiana, e anche, se ben ricordo, di estremo Volskpartei per l’indipendenza del Tirolo. Ci fu un periodo in cui ero anche estremamente Verde, ma credo fosse dovuto ai miei problemi di fegato.

Nella seconda Repubblica, invece, sono stato di estremo Patto per l’Italia di Mario…

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Fan di Vasco

Un mio amico, Giorgio Jacuzzi, è un grande fan di Vasco. La sua in realtà è una passione di famiglia: suo padre seguiva Vasco già negli anni Sessanta, e non a caso la sorella del mio amico si chiama Vasca.

Sin da giovane Giorgio amava prendere in mano la chitarra e strimpellare le sue canzoni. Ad esempio: “Alba azzurra, alba chiara, con le mani posso finalmente bere!”. E naturalmente il suo cavallo di battaglia era e rimane “Vita spericolata”.

Purtroppo i casi della vita lo hanno portato a perdere la grinta di un tempo. Così nel corso degli anni si è a visto costretto a cambiare le parole. Io avevo già colto le prime avvisaglie della crisi quando ha iniziato a cantare “Voglio una vita movimentata”. Finché qualche anno fa è passato a “Voglio una vita non troppo sedentaria”.

Di recente ho saputo da amici comuni che Giorgio aveva passato un brutto periodo. Allarmato, una sera mi sono subito recato in un locale dove solitamente Giorgio si esibisce al karaoke, e, ahimè, ho sentito con le mie orecchie quello che non avrei mai voluto sentire: stava cantando “Voglio una vita non del tutto catatonica”.

Jacuzzi

 

 

Insegnanti inadeguati

Il Blog di GIOVANNI MAINATO

Più si va avanti e meno sono convinto degli insegnanti dei miei figli.

Quella di italiano, correggendo gli ultimi temi di mio figlio più grande, ha scritto dei giudizi che mi lasciano alquanto perplesso. Faccio qualche esempio:

Forma: corretta. Contenuto: non ho avuto tempo di verificare, avevo i muratori in casa 

Forma: rettangolare. Contenuto: tema

Forma: più o meno come quella di Carlo (ultimo banco a destra). Contenuto: sospetta omofobia

L’insegnante di storia, poi, è ancora peggio! Prendiamo l’interrogazione di ieri:

“69?” “Morte di Nerone!”

“98?” “Inizio del principato di Traiano!”

“313?” “Editto di Milano!”

Tre risposte perfette, e il povero ragazzo è stato mandato al posto come un 4. In seguito ha scoperto che le cifre non si riferivano alle date, ma alle pagine del libro.

Ma forse mi infastidisce ancora di più l’incompetenza della maestra del mio figlio più piccolo. L’altro giorno aveva chiesto ai suoi alunni di scrivere…

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Innovazione tecnologica

Il Blog di GIOVANNI MAINATO

Il mio programma elettorale (vi ricordo che sono sceso in campo) è un programma lungimirante. Soprattutto parlo molto di innovazione e di ricerca. E’ proprio in questo settore che dobbiamo investire se abbiamo a cuore il destino delle future generazioni. Le cose da ricercare, in effetti, sono tantissime, dal bosone di Igs fino alle chiavi di casa, dalle nanoparticelle fino al pelo nell’uovo. Mi piace immaginare una società piena di ricercatori e di ricercati.

Penso inoltre che non dobbiamo temere la tecnologia. Alcuni sostengono che in un futuro nemmeno troppo lontano le macchine prenderanno il nostro posto in tutte le attività lavorative, ma io credo che rimarranno comunque alcuni settori utili in cui la presenza dell’uomo sarà indispensabile. Ad esempio è difficile immaginare un robot che svolga la funzione di camerlengo o che presieda un governo di coalizione.

Certo, è vero che davanti a noi si aprono scenari inimmaginabili. Quando…

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Meritocrazia

Il Blog di GIOVANNI MAINATO

Non si insisterà mai abbastanza sull’importanza della meritocrazia (dal greco meritos = merito e krazia = crazia).

In una società complessa come quella odierna i posti di lavoro migliori dovrebbero andare a chi veramente se ne intende.

Purtroppo devo dire che conosco tante persone altamente qualificate che sono ancora a spasso. E’ molto triste che le loro competenze non vengano riconosciute.

Ad esempio Franco, un mio amico architetto, è un grandissimo conoscitore di piazze, un autentico piazzista. E cosa dovrei dire di Paolo, che è un capitalista? Provate a chiedergli la capitale delle Isole Marshall o della Repubblica di Kiribati e vedrete se non ve la sa dire. Per non parlare di Ugo, massimo esperto di arrivi: proprio così, è un arrivista, e sarebbe molto utile in una stazione, in un aeroporto o anche solo alla fermata dell’autobus.

Ma quello per cui più mi piange il cuore è un mio…

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L’attimo fuggente

A proposito di scuola, non tutti sanno che anche io alcuni anni fa ho insegnato in un liceo. Era la prima volta per me e decisi di ispirarmi al prof. Keating de “L’attimo fuggente”. Vorrei raccontare la mia esperienza perché potrebbe essere utile anche ad altri professori.

Una delle prime lezioni portai i ragazzi nell’atrio della scuola, dove c’era una vecchia foto in bianco e nero di ex alunni, e dissi loro: “Adesso avvicinatevi tutti, e guardate questi visi del passato. Li avrete visti mille volte, ma non credo che li abbiate mai guardati. Non sono molto diversi da voi, vero?” Ma purtroppo nessuno si voleva avvicinare, tutti dicevano di avere paura. Allora cercai di convincerli : “Carpe diem! Cogliete l’attimo ragazzi… Rendete straordinaria la vostra vita!” Ma niente da fare: se ne stavano tutti in disparte.

Un’altra volta in classe iniziai la lezione citando Walt Whitman: “O me, o vita. Infiniti cortei di infedeli. Città gremite di stolti. Che v’è di nuovo in tutto questo, o me, o vita. Risposta: Che tu sei qui, che la vita esiste, e l’identità, che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso. Quale sarà il tuo verso?” A quella domanda nessuno mi voleva rispondere, erano tutti intimiditi. Allora io: “Due strade trovai nel bosco ed io scelsi quella meno battuta“. Ma non capivano, iniziarono a chiedermi: “Quale bosco, professore?

Ci fu poi quella lezione in cui leggemmo in classe il saggio introduttivo “Comprendere la Poesia” di Jonathan Evans Prichard, professore emerito. Alla fine della lettura, sdegnato, esortai i ragazzi a strappare quelle pagine: “Escrementi! Ecco cosa penso delle teorie di J. Evans Prichard! Non stiamo parlando di tubi, stiamo parlando di poesia! Ma si può giudicare la poesia facendo la hit parade? Gagliardo Byron, è solo al quinto posto, ma è poco ballabile!”. Nessuno però sembrava seguire il mio ragionamento: tutti dicevano che il libro si sarebbe rovinato e che se strappavano le pagine dell’introduzione poi rischiavano di staccarsi anche le altre. Fu tutto inutile: nessuno strappò nulla.

Finché un bel giorno ho detto loro: “In questa classe potete chiamarmi professor Mainato o, se siete un po’ più audaci, Capitano, mio capitano!”. E per rafforzare il concetto con un balzo sono salito sulla cattedra: “Ho fatto questo per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse e il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinto? Venite a vedere voi stessi”. Ma quelli non si muovevano: uno diceva che non voleva salire perché soffriva di vertigini, uno perché aveva le scarpe sporche, uno aveva paura che la cattedra non reggesse il peso… A quel punto non ci ho visto più: ho iniziato a gridare che se non salivano immediatamente per casa avrebbero dovuto fare tre versioni di latino, cinque riassunti e venticinque frasi di grammatica sull’apposizione. E finalmente in quel modo sono riuscito a ottenere un risultato: sono saliti tutti.

attimo fuggente