Main. 16,13-20

Dal Vangelo secondo Mainato.

In quel tempo Mainato, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?».

Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».

Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».

E i discepoli: «Non ci puoi dare un indizio?».

E lui: «No, dovete arrivarci da soli».

Allora rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

«E’ la tua risposta definitiva?».

«Sì, maestro».

E Mainato gli disse: «Sbagliato».

«E allora chi sei?».

«Non ve lo dico».

I discepoli furono così congedati, senza avere ricevuto una risposta. Ma tra di loro serpeggiava sempre più forte il sospetto che Mainato fosse Elena Ferrante.

Parola di Mainato.

Palestra radical chic

Ho pensato di aprire una palestra. Lo sport fa bene e tutti dovrebbero praticarlo, ma non tutti lo fanno volentieri. La mia iniziativa vuole andare incontro proprio a quelle persone che si sentono a disagio in una palestra popolata di burini che emettono versi animaleschi quando sollevano i pesi, di donne orrendamente tatuate, di musica techno.

La mia palestra sarà organizzata come un ginnasio greco; i nomi stessi delle macchine, come leg press o arm curl, saranno sostituiti da nomi in greco antico. La conversazione filosofica si alternerà all’esercizio fisico, le sedute di tapis roulant saranno accompagnati da musica free jazz, i corsi di zumba si svolgeranno al ritmo di Schönberg e chi si dedica alla cyclette potrà assistere nel frattempo alla proiezione di film: per la prima settimana abbiamo pensato di esordire con una rassegna sul cinema emergente kenyota. Nel sollevare i pesi, poi, non sarà possibile gridare aaaarrrrggghh e nemmeno uaaaaaahhhh, e tanto meno bestemmiare, ma solo pronunciare esclamazioni misurate come ‘capperi’ e ‘acciderbolina’.

Ah, dimenticavo: nonappena si inizierà ad accumulare massa muscolare in eccesso e ad assumere un aspetto minaccioso si verrà sbattuti fuori. Qualcuno dirà che sono esagerato, ma si tratta di regole minime di civiltà.

Creativo

Tra le tante attività a cui mi sono dedicato per sbarcare in lunario (o sbancare? Non ricordo mai) c’è anche quella del creativo pubblicitario. Si tratta della figura professionale che inventa gli slogan(s) per gli spot(s).

Non è stato un percorso semplice. Come tutti i veri creativi, infatti, non sempre sono stato capito.

All’inizio mi si accusava di creare slogan(s) troppo colti: ad esempio “Il dado è tratto” per un gioco da tavolo, “I have a dream!” per un farmaco contro l’insonnia, “Ei fu” e “Memento mori” per un’impresa funebre, “Omnia munda mundis” per un fustino di detersivo, “Il cielo stellato sopra di me” per una cabriolet.

Ricordo che una volta una nota ditta di gelati mi chiese di trovare uno slogan che fosse efficace ed icastico. Io, pur non avendo le idee chiarissime sul significato del secondo aggettivo, mi misi subito all’opera, e alla fine, dopo un duro lavoro, proposi questo: Pur nella consapevolezza della caleidoscopica mutevolezza dell’animo umano, partendo dal presupposto che de gustibus non est disputandum, e non ignorando i veti di una legislazione che reprime ogni forma di pubblicità comparativa illecita, mi sentirei di consigliare vivamente un prodotto che, ammesso e non concesso che voi vogliate accordarmi la vostra attenzione per questo torno di tempo, potrebbe a buon diritto aspirare ad allietare le vostre giornate estive in ragione di peculiari proprietà organolettiche finalizzate ad una piacevole stimolazione delle vostre papille gustative. Se però volete acquistare altre marche, amici come prima. Non fu giudicato sufficientemente icastico.

Di recente mi è stato chiesto anche dal Ministero della Salute di inventare nuovi slogan(s) per un’efficace campagna antifumo. Infatti “Il fumo uccide”, “Il fumo provoca il cancro” e”Il fumo provoca sterilità” sembrano non sortire alcun effetto. Io ho proposto: “Il fumo provoca l’uscita dall’Europa”: scommettiamo che tra un paio di settimane le tabaccherie chiuderanno?

Onestà intellettuale

Il Blog di GIOVANNI MAINATO

Da tempo sono attanagliato da un dubbio: quando bisogna dire che una persona ha o non ha onestà intellettuale? Vi faccio alcuni esempi.

Tempo fa un mio amico che da giovane aveva vissuto la stagione del ’68 e militato nella sinistra extraparlamentare mi diceva: “La cosiddetta rivoluzione del ’68 si è presentata come marxista, ma in realtà non era altro che una forma di autocritica della borghesia. Noi all’epoca non lo capimmo. Forse solo Pasolini ebbe la lucidità di comprendere che la vera rivoluzione, quella neocapitalistica, era già avvenuta nella struttura”. Io, sinceramente ammirato, mi sono permesso di rivolgergli un complimento: “Questa tua autocritica ti fa onore. Sei evidentemente una persona di grande onestà”. A quel punto ho notato che mi guardava un po’ storto, come se nelle mie parole mancasse qualcosa. “Intendevo dire” mi sono affrettato ad aggiungere “che sei una persona di grande onestà intellettuale”. Si è subito…

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W Napoli!

Oggi volevo dedicare questo post a Napoli e ai Napoletani.

Di Napoli mi piace tutto: ‘o sole (traduzione: il sole), ‘o mare (traduzione: il mare), ‘o Vesuvio (traduzione: il Vesuvio), ‘o surdato innamorato (traduzione: il soldato innamorato), ‘o mandolino (traduzione: il mandolino), le malefemmene (al nord le tariffe sono molto più alte), la pizza. Mi piace anche il fatto che la vedi e poi muori.

I napoletani sono pieni di sorprese e di sfaccettature: sono scanzonati, ma amano le canzoni, sono generosi e cantano Core ‘ngrato! Mi piace anche il fatto che janno janno (penso sia la terza plurale di jamme, ma non sono sicuro) e che tornano a Surriento.

E anche se qualche volta devono affrontare dei problemi non si perdono d’animo e per farli contenti bastano natazzulellaecafè e la pummarolancoppa, anche se non ho mai capito bene di cosa si tratti.

Ma forse la cosa che mi piace di più è il modo in cui pronunciano Hashtag, Nissan Qashqai, e Huawei.

Cura

E’ importante poter contare su un medico di famiglia affidabile, e devo dire che il mio è bravissimo.

Non solo è molto preparato, ma ha anche un grande intuito. Una volta, ad esempio, gli ho fatto vedere delle mie poesie e lui mi ha fatto seduta stante una diagnosi di “spliin” (penso si scriva così).

Un’altra volta solo sulla base di pochi gesti un po’ sospetti è riuscito a diagnosticare una leggera forma di omosessualità, una malattia che, se presa in tempo, è assolutamente curabile. Pensate che non ho dovuto assumere nemmeno medicinali: solo una leggera cura omopatica.

Ultimamente però mi sembra che si stia un po’ montando la testa. Non so, si comporta in modo strano, fa delle affermazioni che mi lasciano perplesso. Non soltanto sostiene di avere inventato il vaccino contro il vaiolo, ma addirittura di essere l’autore del “De morbo sacro”.

Inoltre proprio ieri dopo avermi visitato mi dice: “Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via, dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo, dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai. Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore, dalle ossessioni delle tue manie. Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare”. “Dottore”, gli rispondo io “guardi che ho solo un po’ di raffreddore”.

Prima gli italiani

Il Blog di GIOVANNI MAINATO

Lo so, forse mi farò molti nemici per quello che sto per scrivere. So anche che quasi tutti non saranno d’accordo, ma sapete che a me piace andare controcorrente, e quindi non esito a dire a gran voce: “Prima gli italiani!”. L’ho sostenuto, lo sostengo e lo sosterrò sempre.

Case da affittare? Prima gli italiani! Posti di lavoro? Prima gli italiani! Posti liberi allo stadio? Prima gli italiani! Posti liberi in chiesa? Prima gli italiani! Posti liberi nella moschea? Prima gli italiani! Donne single? Prima gli italiani! Gironi di Champions League? Prima gli italiani!

Tra l’altro io non sono di quelli che lo dicono in patria, ma poi si vergognano di ripeterlo quando sono all’estero. Ricordo ad esempio che una volta, in occasione di un concerto a Londra, riuscii a entrare saltando tutta la fila al grido di “Prima gli italiani!”.

Certo, alle volte si possono verificare anche eventi spiacevoli. L’altro…

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I miei amici

Non so come la pensiate, ma secondo me l’amicizia è il sentimento più bello e più puro che esiste al mondo. Come dicevano i latini, amicitia est… e poi non ricordo. Scusate, un po’ di stanchezza.

Io ho solo tre amici, ma sono amici carissimi, con cui condividiamo quasi tutto: condividiamo gli hobby, condividiamo i valori, condividiamo il tifo per la stessa squadra di calcio, condividiamo le mogli. Insieme siamo un quartetto inseparabile, come i quattro moschettieri, i quattro dell’oca selvaggia, i quattro samurai, ecc. ecc.

Loro provano per me una stima immensa. Anzi, devo dire che qualche volta esagerano e mi danno dei soprannomi che mi fanno sentire in imbarazzo. Pensate ad esempio che quando il mio amico Dante chiama il mio amico Guido per dirgli che vuole organizzare una cena con noi a casa sua inizia sempre la telefonata così: “Guido, i’vorrei che tu e Lapo e Dio…”.

Mi sono dimenticato di dire che il terzo amico si chiama Lapo.

Compongo

Nooo! Noooo! No quero! No quero tornar a casa! Quero el helado!!! El helado con la chocolate! Nooo! Mamá, tu eres mala!!! El helado! Quero el heladooooooo!!!!

P.S. Abbiate la cortesia di scusarmi. Sto completando la mia ultima composizione: si intitola Capriccio Espagnol. Per chi non lo sapesse sono anche musicista.