La musica nel sangue

Come ha dimostrato anche un recente emocromo, io ho la musica nel sangue.

Sono un pollistrumentista: la viola da gamba, l’oboe da braccio, il controfagotto, il controviolino, il flauto traversa, il triangolo, il quadrato, l’ottavino, il quartino, il Glockenspiel non hanno segreti per me.

Tra i miei cavalli di battaglia le fughe di Bach, gli inseguimenti di Vivaldi, la Sinfonia 41 di Mozart “Juppi!”, la Sinfonia 6 di Beethoven “La pastorizia”, La Sinfonia di Tchaikowsky “6 patetica”, il Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra di Tchaikowsky di Al Bano, il Boero di Ravel, “Laida” di Verdi, “Cosca” di Puccini.

Tra le compagini in cui ho militato si annoverano la Banda della Magliana, la Banda Larga, il Complesso di Inferiorità, il Complesso di Edipo, la Fisarmonica di Berlino, la Fisarmonica di Vienna.

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Incipit n. 4

Bisanzio, 1261. Il placido sciabordio dell’acqua solcata dalle imbarcazioni. I profili delle moschee e dei minareti all’orizzonte. Ogni cosa avvolta da un mistico sopore, mentre il tramonto tingeva il Bosforo della sua luce dorata. Saranno state le 18.15, forse le 18.16, le 18.17 a farla grande. Mi voglio rovinare: le 18.18. In ogni caso non occorre essere così pignoli, dato che a quell’epoca nemmeno loro sapevano così bene che ora era.

…continua…

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Appello alla uomanità

O uomini, battete in ritirata, battete un record, battete la fiacca, battete cassa, battete le mani, battete moneta, battete i panni, battete i tappeti, battete gli avversari, battete ciglio, battete il tempo, battete i denti, battetevi, sbattetevi, sbattetevene, battetevela, ma per favore non battete le vostre donne.

Ve lo chiedo con il cuore in mano, dal reparto di cardiologia.

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Armadi da incubo

Dopo il fortunato Hotel da incubo e l’altrettanto fortunato Cucine da incubo parte su Cielo Armadi da incubo.

Giacche all’essenza di canfora, cappotti odoranti di bara? Mutande crivellate dalle tarme? Paia di calzini spaiate? Preservativi del ’29? Scheletri?

Un’equipe di esperti interverrà a casa vostra per risistemare il vostro armadio.

Saprete accettare i consigli degli esperti? Vi incazzerete? Vorrete rinunciare all’impresa? Piangerete? Ritroverete la fiducia in voi stessi?

Armadi da incubo. Prossimamente su Cielo.

Ospiti straordinari della prima puntata gli chef(s) Antonino Cannavacciuolo e Caio Gracco.

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Non c’è posto per voi!

“Farò la parte del cattivo, farò storcere il naso ai soliti moralisti, ma non c’è posto per voi, mi spiace. Abbiamo già tanti problemi qui da noi. Basta che si sparga la voce che qui si sta bene, che qui c’è da mangiare e venite a migliaia senza permesso di soggiorno. Volete tutti i diritti e non conoscete doveri. So di persone che sono finite a vivere sotto i ponti mentre voi vorreste rimanere da noi senza fare un tubo. Se stessimo meglio vi direi ‘entrate’, ma anche noi abbiamo i nostri problemi, facciamo fatica ad arrivare alla fine del mese. Prima chi abita già qui!!! Poi se –  e sottolineo se – rimane qualcosa anche per voi venite pure, ma non credo che ce ne sia anche per voi. Volete venire a fare la bella vita a spese nostre, mentre se io vengo da voi non mi offrite nemmeno una briciola di pane. Venite qui  senza sapere nemmeno dove vi trovate, ci rubate in casa, portate sporcizia, malattie, spaventate i nostri bambini. Non possiamo convivere, checché ne dicano i buonisti. Abbiamo abitudini e culture troppo diverse. Imparate a rispettare le nostre leggi e noi rispetteremo le vostre!”

Scusate, mi stavo rivolgendo alle formiche che mi entrano in casa dal terrazzo della cucina.

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Incipit n. 3

“Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni”. Lo sapeva, cazzo, lo sapeva!!! Seppur di Malavoglia e a prezzo di indicibili fatiche aveva imparato l’incipit dei Promessi Sposi a memoria. Ora nulla e nessuno avrebbe potuto resistergli.

…continua…

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Le primarie

Credo molto nel meccanismo delle primarie. Ne faccio quasi ogni giorno.

La mattina alla fermata dell’autobus per scegliere gli anziani candidabili ai posti riservati io organizzo le primarie.

Ci troviamo con amici per una partita a scopone scientifico e stabiliamo chi dà le carte con le primarie.

Prima del torneo di calcio a 5 con i colleghi, lancio le primarie per decidere i rigoristi.

Le primarie sono ciò che distingue l’uomo dal primate.

L’altro giorno mi trovavo in ospedale per i postumi di un intervento e ho chiesto al primario se avesse fatto le primarie. Si è offeso e si è rifiutato di togliermi i punti.

Che suscettibilità!

In ogni caso il primato delle primarie spetta a me.

prim

Io son Mainato

S’i fosse foco, arderei’l mondo;

s’i fosse vento lo tempestarei.

Se fossi Dante amerei Beatrice,

mi ci trastullerei, per quel che lice.

Se Petrarca fossi canterei Laura,

s’i fosse Nek la rimpiangerei.

Se Montale fossi scriverei Satura

e almeno un Nobel lo vincerei.

Ma son Mainato, e senza alcun artificio

per aver le donne ricorro al meretricio.

dante

Radical kitch

Faccio spesso colazione al bar.

L’altro giorno chiedo una brioche e il mio barista di fiducia mi fa: “Questa, signor Mainato, è ancora calda: così potrà apprezzarne tutta la fragranza”.

Il giorno dopo, mentre bevo il caffè mi guarda compiaciuto e mi chiede: “Non percepisce l’intensità dell’aroma che si sparge nell’ambiente circostante?”

Stamattina, mentre sto pagando: “Non importa se non ha i 50 centesimi, me li darà un altro giorno. Noi non siamo esosi, non amiamo estorcere il denaro al cliente, e siamo fondamentalmente convinti della sostanziale rettitudine dell’animo umano”.

A questo punto non ho resistito: mi sono accostato al suo orecchio e gli ho chiesto con discrezione: “Scusi, ma lei come fa a conoscere così tanti vocaboli pur essendo solo un umile barista?”

Sono da sempre dalla parte del popolo, tanto che mi accusano di essere un popolano, ma ultimamente non lo frequento molto e non pensavo avesse raggiunto simili livelli.

Signori, qui bisogna levarsi il cappello.

Oggi stesso mi recherò all’Emporio Armani per acquistarne uno.

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