Atei in chiesa

Può capitare che atei e miscredenti debbano partecipare ad una messa: battesimo del nipotino, cresima della nipotina, matrimonio di amici, funerali della bisnonna, ecc. ecc. E’ importante sapere come comportarsi in queste occasioni.

ENTRATA: bisogna avere le idee chiare sin dall’inizio: volete farlo sto segno della croce oppure no? Se optate per il no ci sono due possibilità: o sgattaiolate dentro la chiesa a testa bassa cercando di non fare scricchiolare la porta e di non farvi beccare, oppure entrate sicuri con passo deciso e chissevvistossevvisto. Evitate però di incedere con il mento sollevato e con aria proterva e sarcastica come a dire: “Poveri citrulli!” o “Il sonno della ragione crea mostri”. Se invece pensate di fare il segno della croce riguardatevi bene i movimenti da effettuare: su Youtube non mancheranno certo video di istruzioni. Esiste anche un’opzione di compromesso: entrando potete darvi una rapida sistematina al ciuffo, se lo avete, e un’altrettanto rapida spolveratina alle due spalle del vestito: da lontano potrà sembrare un segno della croce e voi sarete in pace con voi stessi, per non avere dovuto sottostare ai dettami di una religione in cui non credete. Per rendere la cosa più credibile potete accompagnare il tutto con una mezza flessione del ginocchio e con un’aspersione nell’acquasantiera, particolarmente indicata se siete venuti in autobus, se avete stretto la mano ad un clochard o se prima di entrare  vi siete messi le dita nel naso.

LITURGIA: a questo proposito occorre distinguere tra chi ha fatto una gavetta all’interno della parrocchia e poi se n’è allontanato e chi proviene da una famiglia di maoisti leninisti e da piccolo leggeva Il capitale a fumetti. In generale le opzioni sono tre: 1) silenzio assoluto; 2) liturgia minima: vi limitate agli ‘amen’, agli ‘ascoltaci o Signore’ e al segno di pace: mica sarà difficile?; 3) liturgia completa o simil-completa (solo per la prima categoria). Per liturgia simil-completa si intende una liturgia alla quale partecipate, pur nella consapevolezza che è tanto tempo che non andate a messa e che la memoria potrebbe giocarvi brutti scherzi. Particolarmente insidioso, per la sua lunghezza, è il Credo: se non vi sentite sicuri al cento per cento, potete alternare momenti di playback a momenti in cui sottolineate solo le parole più significative o comunque quelle che vi ricordate (ad esempio “il”, “la”, “nel”, “sotto”, “Una, santa, cattolica e apostolica”).

EUCARESTIA: quando vengono lette le parole dell’ultima cena, se gli altri si inginocchiano e voi non lo volete fare evitate comunque sguardi come a dire: “Ma cosa stanno facendo?”, “Ma siamo impazziti?”. La cosa migliore da fare è fissare un punto a caso sul pavimento con sguardo assente: anche se non state pensando a nulla, chi è intorno a voi potrà interpretarlo come uno sguardo di compunzione e concentrazione. Nel momento in cui gli altri si alzano per andare a ricevere l’eucarestia evitate gesti come a dire: “Ciao, ragazzi, a dopo”, “Andate, andate pure, io vi raggiungo”, o alzare le braccia come a dire: “Che volete farci? Non credo. E’ andata così”. Evitate sopratutto di fare altro nel frattempo, ad esempio effettuare telefonate, ascoltare musica, salutare da lontano un vecchio compagno di scuola. In alcune particolari occasioni (se ad esempio è vostro figlio che fa la prima comunione e voi siete seduti intorno all’altare) potrebbe capitare che sia il prete o chi per lui che passa a distribuire l’eucarestia. Questa è una situazione delicata, bisogna sapere come procedere, senza esitazioni. Il mio consiglio spassionato è: e prendetevela quest’ostia, è vostro figlio che fa la comunione, che diamine! Avete paura che vi faccia acidità di stomaco? Se però avete un carattere ostinato e non volete, dovete essere bravi a fare un rapido gesto di rifiuto, senza sorridere e senza rispondere “no, grazie”, o cose simili (non vi stanno offrendo un pasticcino!). Se decidete di farla, quando vi si dice “Il corpo di Cristo” pronunciate “Amen”, e basta, capito? Solo “Amen”. Niente commenti del tipo: “Addirittura!”, “Apperò!”, “Complimenti”, “Così piccolo?”, “Ma non è un’ostia?”, “Sarà…”, “Cannibali”, “Ce l’avete anche al kamut?” P.S. Lo sanno anche i muri che l’ostia si appiccica al palato: se ciò avviene pazientate, evitate assolutamente di estrarla cacciandovi l’indice in bocca.

USCITA: assolutamente sconsigliato qualsiasi gesto di esultanza dopo “La messa è finita, andate in pace”. Se volete evitare il segno della croce uscendo mimetizzatevi tra la folla (se c’è molta ressa potete anche provare a sgattaiolare fuori a quattro zampe), oppure attardatevi in chiesa e uscite quando non c’è più nessuno.

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11 pensieri su “Atei in chiesa

  1. Ma lo sapevi che l’ostia (precedentemente inumidita) è anche molto indicata per avvolgere le pasticche ed agevolarne, così, la deglutizione? Me lo ha detto un mio amico ateo pisano.

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  2. lo devo dire: questo pezzo è notevole in più di un aspetto, ma quello che mi coinvolgesu tutto è il fatto che per la prima volta, sig. mainato, mi sento rappresentato dalle sue parole.
    chissà se ci sarà un ripensamento sulla collaborazione.

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  3. Oh mamma…come l’hai descritto bene! Ci si potrebbe scrivere un libro. Io non frequento ma credo di sapere come ci si comporta. Es. mi inginocchio ma non sempre eseguo i riti anche perchè non a tutti credo.
    Davvero sarebbero troppe cose da dire. Post inusuale ma mi è piaciuto. Ci doni sempre tanti spunti di introspezione. Grazie.

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