Mary Ellen Woods (italian minister)

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She’s a minister of Mattew Renzi’s governement and probably the sexiest politician in italian republican history. Perhaps she’s not as clever as old politician women of the Centre-Left, but she’s much more beautiful than them. At the same time she’s not like politician women of the Right, who often are beautiful but stupid. As Latins used to say “in medio start virtus”.

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Anagrammi bonsai

Seguo molto volentieri su Facebook il gruppo “101 anagrammi zen” e devo dire che alle volte producono dei veri capolavori. Anche a me piacerebbe diventare come loro. Anzi, sapete che vi dico? Io diventerò come loro! Da un po’ di tempo mi esercito ogni giorno. Naturalmente so che la strada è lunga, e ho iniziato a mettermi alla prova con degli anagrammi bonsai. Ve ne presento in anteprima alcuni:

Si (affermazione) – Is (stato islamico)

Si si (doppia affermazione) – Isis (doppio stato islamico)

Dio (divinità) – Odi (quanto sangue in nome Suo!)

No (negazione) – On (il contrario di Off)

Per (preposizione) – Rep (genere musicale)

Sim (quella del telefono) – Mis (es. Mis Italia, Mis Mondo, Mis Poglio, ecc.)

Zia (parente) – Aiz (malattia)

Che: (congiunzione / pronome relativo) – Eh C! (starnuto)

Ahi! (esclamazione di dolore) – Iha! (sì in tedesco)

Ih! (esclamazione) – Hi! (risata di ragazza carina ma un po’ stupida in chat)

Sento che sto migliorando di giorno in giorno. Ora sto provando con l’introduzione dei Promessi sposi: “L’Historia si può veramente deffinire una guerra illustre contro il Tempo, perché togliendoli di mano gl’anni suoi prigionieri, anzi già fatti cadaueri, li richiama in vita, li passa in rassegna, e li schiera di nuovo in battaglia …”

Per favore non disturbatemi, necessito di concentrazione.

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Vedo Papi

Datemi pure del pazzo, ma io vedo Papi. E non mi riferisco né ad Enrico né a Berlusconi.

Lo scorso week end vado al ristorante con amici e il cameriere, un sudamericano, si presenta così: “Fratelli e sorelle, buonasera! Non dimentichiamo mai che el vero potere è el servizio!”

Stamattina al bar ordino caffè e brioche e il barista, dopo avermi guardato con sguardo enigmatico, mi fa: “Bene, se mi sbaglio mi corigerete”. Vi giuro che gli era venuto l’accento polacco! Mai avuto prima… E mentre stavo uscendo mi apostrofa con “Non abbiate paura… ura… ura… ura …!”. Emetteva anche l’eco!

Il pomeriggio vado al mio solito corso di tedesco e il professore mi saluta così: “Che ccioia rifederla! Kosa fuole, io sono solo un umile laforatore nella figna del Signore!” Io ero sconcertato: “Professore, cosa dice? Si sente bene?”

Faccio la spesa al supermercato e il tizio alla cassa mentre sto uscendo mi fa: “Tornando a casa troverete i bambini: date una carezza ai vostri bambini!” Ma io non ho bambini…

Inoltre amici fidati di Roma mi dicono di averne visti almeno due.

Allora mi sta nascendo un atroce sospetto. La gente si sta papizzando. I Papi stanno aumentando, sono tra noi, ci circondano, ci spiano… Ovunque vedo Sisti, Pii, Clementi, Leoni, Giovanni Paoli…

Ho tanta paura che finisca come nell’ “Invasione degli ultracorpi” o in quell’altro film, come si chiama… ah sì, “Gli uccelli” di Alfredo Legacazzo!

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Aporia n. 2

Vi ricordate del mio amico esperto in aporie? Noooo??? Poco male, tanto non sapete il significato della parola. In ogni caso me ne ha proposta un’altra: 

VIVO TU e MORTI TUTTI GLI ALTRI?

oppure

MORTO TU e VIVI TUTTI GLI ALTRI?

Attenzione, la risposta non è scontata come sembra. Pensa di essere l’unico sopravvissuto: come farai funzionare l’energia elettrica? Dove comprerai il controfiletto di vitello? Con chi parlerai? Con chi farai all’amore? Come potrai guardare Maurizio Costanzo se la televisione è spenta e lui è morto? Certo, è vero che ti potrai prendere alcune piacevoli libertà, come girare nudo, defecare per strada, spaccare una vetrina di Cartier, abbuffarti di prodotti a lunga conservazione in un supermercato: ma a lungo termine sarebbe davvero una vita degna di essere vissuta?

SONDAGGIO! Domani stesso porterò di persona i risultati all’Istat. 

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Immodeste proposte

Non so se avete letto che impazzano polemiche sul presepe. In alcuni giornali si accenna anche a polemiche sul presepio. Personalmente di solito preferisco tenermi lontano dalla gretta attualità, ma la gente per strada mi chiede di schierarmi. Come sapete, io sono per il dialogo sempre e comunque. Per questo pubblico volentieri alcune immodeste proposte per favorire l’integrazione anche a Natale. Si tratta, credo, di misure di assoluto buon senso.

Presepe (1): togliere dalla mangiatoia Gesù, che tanto è piccolo e non dà nell’occhio, ma lasciare il pizzaiolo. Com’è noto parecchi pizzaioli hanno la pelle scura (magari non saranno proprio  mussulmani, ma poco ci manca), e in questo modo si sentiranno rappresentati. Ricordate che anche loro sono delle persone umane.

Presepe (2): fingere che la scena della natività si svolga in Medio Oriente e non in Europa. Suvvia, non siamo fiscali: quello che importa è il messaggio! P.s. Nel presepe napoletano accanto ad Higuain o ad Hamsik potreste aggiungere anche un loro beniamino, che ne so il n. 9 dell’Ittihad Fotball Club, chiunque egli sia.

“Tu scendi dalle stelle”: nelle scuole  evitare le prime tre strofe, troppo schierate politicamente, ed eseguire solo l’ultima: Caro eletto pargoletto, quanto questa povertà più m’innamora! Giacché ti fece amor, povero ancora! Quasi nessun bambino capirà cosa sta cantando. Eventualmente, se si ritiene sia troppo breve o ancora troppo comprensibile, la strofa potrebbe essere integrata con O simìle di Solima ai fati, traggi un suono di crudo lamento, da “Va’ pensiero”.

Vegetazione: sostituire all’abete una palma. In termini puramente economici sarebbe anche un risparmio perché ci sono meno palle da mettere e la stella o il puntale sopra non ci stanno.

Terminologia: non parlare più di Babbo Natale, è troppo impegnativa come definizione. Meglio dire che il Natale è un prozio, un cugino di terzo grado, o comunque un parente alla lontana.

Alimentazione: la Bauli, anche per ampliare il mercato, potrebbe brevettare un panettone a forma di moschea. A Napoli poi cosa vi costa aggiungere un Alì prima dei babà?

Miti e tradizioni: far leggere ai bambini “I mille e una notte”, l’appassionante storia di Garibaldi che racconta alla principessa Sharazad della battaglia di Calatafimi e dell’incontro di Teano.

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Fila alle casse

La fila è una cosa delicata: è bene sapere se saltarla, quando saltarla e in che modo. Alla biglietteria della stazione ad esempio io, che non faccio mai biglietti on line per principio, personalmente adotto questo metodo: comincio a fare la fila poco prima delle 7.40, anche se devo partire giorni dopo a tutt’altra ora, e poi inizio a canticchiare: “Mi sono informato, c’è un treno che parte alle 7.40”. C’è quasi sempre qualcuno che ci casca e mi fa passare avanti: “Prego signore, vada prima lei, se no lo perde”. Se non ci casca nessuno vado avanti a canticchiare o aggiungo tra me e me una frase come “Grande Lucio! Quanto ci manca…”

Ma la situazione più difficile a mio parere è quella della fila alle casse del supermercato. Lì occorrono lucidità e sangue freddo. Ho fatto delle indagini approfondite e delle ricerche sul campo per studiare il comportamento umano in queste situazioni. Ad esempio ho continuato per settimane a provare con la tecnica dei pochi acquisti: “Mi scusi signore, io ho solo queste cose, posso passare avanti?”. Ogni giorno che passava aggiungevo un prodotto, per vedere fino a che punto la gente non si spazientiva: sono riuscito a passare addirittura con 25 prodotti! Ma per essere affidabile questo esperimento va provato con tipologie di clienti diverse, perché il livello di sopportazione non è lo stesso: ho notato, ad esempio, che i vecchi iniziano a sbuffare già con 3/4 prodotti. In ogni caso sto preparando una serie di grafici a torta e di istogrammi che poi invierò personalmente alla Coop vicino a casa mia. Credo che potranno essere utili.

In alcuni casi bisogna avere fegato e giocarsi il tutto per tutto. Se ad esempio davanti a voi avete un bambino, e la mamma si è assentata un momento per prendere un’ultima cosa, potete tentare di giocare sulle dimensioni: “Bambino, io ho solo queste cinque cosine, mentre tu hai quel pupazzone grosso grosso: mi faresti passare?”.

Se come me non avete molto a cuore la dignità, potete buttarla sul patetico e iniziare a piagnucolare: “Ma… ma… che ora si è fatta??? Quando rincaso mia moglie mi ammazza, mi ammazza!!!”, oppure: “I miei piccini sono a casa al freddo, fatichiamo ad arrivare alla fine del mese, e se non bevono subito una spremuta con QUESTE arance (sottolineate bene ‘queste’) forse morranno. Mio Dio, cosa abbiamo fatto di male?”. Come ultima spiaggia potete anche tentare la carta del malore: se lo fate, però, dovete essere convincenti nello svenimento, per poi riprendervi subito dopo, e vedrete che vi faranno passare di sicuro.

In alcuni casi può essere utile anche fingere che ci sia qualcuno che vi aspetta fuori dalle vetrine e che, ad esempio, ha la macchina parcheggiata in un punto pericoloso. In questo caso però la vostra interpretazione deve davvero essere magistrale (cenni con il dito sull’orologio, segni come a dire: “Lo so… arrivo subito! Aspetta! Se solo potessi sbrigarmi…”) e comunque non è detto che troviate qualche anima pia che vi fa passare.

Se avete il carrello pieno e pensate di non avere nulla da perdere potete anche provare a buttarla lì in questo modo: “A occhio e croce, secondo me lei ha più cose di me. Posso passare davanti io?” Ma è chiaro che in questo caso vi potete aspettare una risposta sgarbata. Inoltre se trovate una persona particolarmente pignola, può darsi che vi sfidi a contare insieme a lei i vostri rispettivi prodotti: se i vostri sono di più sarete sbugiardati e farete una brutta figura. Se sono di meno, avrete comunque perso l’ipotetico vantaggio a causa delle operazioni di conteggio. Pertanto io in linea di massima sconsiglio questo metodo.

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Non mi si retwitta

“Prova con Twitter” mi dicevano. “Sbarca su Twitter!” “Con Twitter è tutta un’altra cosa!”

E io li ho ascoltati: twit, twit, cip, twit, cip cip… ho iniziato a cinguettare.

Aspetta un giorno, aspetta il secondo, aspetta il terzo, e vedo con disappunto che non mi si retwitta.

Allora ho inviato un messaggio ad un certo Tiretwittotuttoio, mi sembrava potesse essermi utile.

“Mi retwitterai?” “Sì, ti retwitterò”. “E se non mi retwitti?” “Tranquillo, ti retwitto”. “Non è che poi mi dici ‘ti avrei retwittato, ma sai com’è, la famiglia, il lavoro…’ e non mi retwitti?”. “No, no tranquillo, ti retwitto tutto”.

Questi erano gli accordi. Ebbene: non mi ha retwittato una sola volta.

Dunque, mi avvalgo di questo spazio per lanciare un messaggio ai figli di Tiretwittotuttoio: vostro padre è a casa mia, e sostiene di non avere uno smartphone. Ha mani e piedi legati, ma sta bene, e se fate quello che dico non gli sarà fatto alcun male: andate nel suo studio, accendete il suo pc, entrate immediatamente in Twitter con la sua password e retwittate uno a caso dei miei post(s). Mi accontento di uno. Per favore accompagnatelo da un ‘mi piace’ e da un commento del tipo “Questo è veramente il migliore!”, “E chi se ne perde uno d’ora in poi?”, “Fresco, brillante, innovativo: Giovanni Mainato, mi hai convinto!”

In alternativa anche una valigetta con 10000 dollari in banconote di piccolo taglio può andare bene. Vi contatterò telefonicamente per stabilire ora e luogo del rilascio.

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