Marc Trouble

marco
Italian polemic journalist
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Nosce!

Qua, nosce… Su da bravo, no, no, non lì, brutto! Qua, qua, vieni qua, nosce, ecco, così. Qui, così, bravo, nosce, nosce… Noo, vieni qui! Nosce te ipsum! Nosce te ipsum, ho detto!!!

P.S. Scusate, mi stavo rivolgendo al mio cane.

canedelfi

 

Incertezze linguistiche

Credo che ognuno di voi, persino le persone di cultura paragonabile a quella del sottoscritto, abbia alcune incertezze che riguardano la lingua italiana: parole sulle quali non si è mai sicuri, che ti mettono sempre un po’ a disagio …

Io ammetto tranquillamente che per circa 54 anni della mia vita non ho capito la differenza tra gli, li, le, e ancora oggi ho qualche difficoltà: se ad esempio voglio dire dico a loro devo dire gli dico, li dico o le dico? Mah …

E non è l’unica incertezza: ad esempio non so mai se un attore che fa una comparsa in un film fa un cameo oppure un cammeo, se uno scienziato si occupa di una determinata branca o di una determinata branchia di sapere, se una persona colta è ferrata o efferata.

Ma la parola che più di tutte mi manda in bestia è ilfumattiapascal: sono anni che provo a cercarla in tutti i dizionari: oh, ce ne fosse uno che la riporta e me ne spiega il significato!

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Tradito da un ueh

Ueh Giovanni, sono Andrea da Trento, ti volevo chiedere un consiglio perché ho il sospetto che mia moglie non mi ami più e…

 

Guarda, ti interrompo subito: l’inizio della tua lettera mi ha subito messo sul “Chi va là?” e dopo approfondite ricerche ho scoperto che non sei affatto Andrea da Trento, ma Ciro da Caserta, e sei single. Volevi prenderti gioco di me e poi riderne con gli amici al bar, eh? Ma a me non la si fa.

G.M.

 

Jamm, su, era uno scherzo! Scusa.

Ciro da Caserta

 

No. 

G.M.

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Una settimana da decadente

Sono facilmente preda della noia e devo sempre inventarmi qualcosa per allontanarla. Di inverno è più difficile, ma d’estate di solito mi concedo sempre una settimana da decadente, nella quale organizzo lo sketch della morte a Venezia. Funziona così:

alzatomi di buon mattino, mi tingo i capelli di un bel nero corvino e mi inciprio un po’ la faccia, aggiungendomi anche un neo finto per l’occasione. Poi indosso  un bell’abito chiaro di tela e un panama. Quindi esco e prendo il primo treno per Venezia. Durante il viaggio c’è sempre chi mi guarda con sospetto, e io gli attacco un bottone apposta, spiegandogli con dovizia di particolari che la nostra civiltà ormai è al tramonto.

A Venezia salgo su una gondola e dico al gondoliere: “Non le sembra una bara? Fantastico! Mi conduca al Lido”. Arrivato al Lido punto deciso alla mia destinazione: l’Hotel des Bains, in cui ho precedentemente prenotato una camera.

Nei giorni successivi è importante ricordarsi di fare due cose: 1) puntare un ragazzino polacco dall’aspetto efebico e fingere di innamorarsene. Di solito ce n’è sempre almeno uno. 2) Creare allarmismo nell’hotel, chiedendo continue rassicurazioni sullo stato di salute pubblica. Quando mi dicono: “Tutto a posto, perché?” io replico: “Mah, sarà… Io avevo sentito di un’epidemia di colera in arrivo… Avrò capito male”.

Una sola volta ho commesso un errore: ho parlato ad un commensale del mio amore per il ragazzino, ricordandogli il mito di Narciso, e paragonandomi al vecchio Socrate che si rivolge al giovane Fedro istruendolo sul significato della bellezza. Secondo me il tizio non ha capito nulla, perché, una volta finito di mangiare, è andato a chiamare la polizia. Per fortuna me ne sono accorto e ho avuto il tempo di fuggire dall’hotel.

Il giorno più bello è l’ultimo, quello dello scherzo finale: aspetto che ci sia una mattinata particolarmente afosa, scendo in spiaggia con il mio bel vestito, sistemo una sdraio in riva al mare proprio mentre c’è il ragazzino che va a fare il bagno. Mi siedo e sotto la sdraio posiziono anche un registratore un po’ vintage con l’Adagetto della Quinta di Mahler, che faccio partire a tutto volume. Quindi aspetto che il sole inizi a sciogliermi la tintura e la cipria e che queste mi colino addosso da tutte le parti, reclino la testa e fingo di accasciarmi su me stesso. E quando i bagnanti allarmati si accalcano intorno a me dicendo cose come: “Signore, si sente male? Signore!”, “Chiamate il bagnino!”, io all’improvviso faccio un balzo dalla sdraio accompagnandomi con una trombetta di carnevale e grido a squarciagola: “Scherzetto!”. Di solito si spaventano a morte, ah ah ah! La morte a Venezia, appunto.

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Aporia n. 3

Con tutto il tempo che vi ho lasciato dall’ultima, sono sicuro che ancora non siete andati a cercare “aporia” nel vocabolario. Siete incorreggibili. Comunque il mio famoso amico me ne ha suggerita un’altra, ancora più insidiosa:

ORGASMO SEMPRE O ORGASMO MAI?

P.S. Pensateci bene! “Mai” non vuol dire “raramente”, vuol dire proprio che ci potete mettere una pietra sopra, e “sempre” non vuol dire “spesso”, ma incessantemente, ininterrottamente. A voi l’ardua sentenza.

VIA AL TELEVOTO!!!

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