Una settimana da decadente

Sono facilmente preda della noia e devo sempre inventarmi qualcosa per allontanarla. Di inverno è più difficile, ma d’estate di solito mi concedo sempre una settimana da decadente, nella quale organizzo lo sketch della morte a Venezia. Funziona così:

alzatomi di buon mattino, mi tingo i capelli di un bel nero corvino e mi inciprio un po’ la faccia, aggiungendomi anche un neo finto per l’occasione. Poi indosso  un bell’abito chiaro di tela e un panama. Quindi esco e prendo il primo treno per Venezia. Durante il viaggio c’è sempre chi mi guarda con sospetto, e io gli attacco un bottone apposta, spiegandogli con dovizia di particolari che la nostra civiltà ormai è al tramonto.

A Venezia salgo su una gondola e dico al gondoliere: “Non le sembra una bara? Fantastico! Mi conduca al Lido”. Arrivato al Lido punto deciso alla mia destinazione: l’Hotel des Bains, in cui ho precedentemente prenotato una camera.

Nei giorni successivi è importante ricordarsi di fare due cose: 1) puntare un ragazzino polacco dall’aspetto efebico e fingere di innamorarsene. Di solito ce n’è sempre almeno uno. 2) Creare allarmismo nell’hotel, chiedendo continue rassicurazioni sullo stato di salute pubblica. Quando mi dicono: “Tutto a posto, perché?” io replico: “Mah, sarà… Io avevo sentito di un’epidemia di colera in arrivo… Avrò capito male”.

Una sola volta ho commesso un errore: ho parlato ad un commensale del mio amore per il ragazzino, ricordandogli il mito di Narciso, e paragonandomi al vecchio Socrate che si rivolge al giovane Fedro istruendolo sul significato della bellezza. Secondo me il tizio non ha capito nulla, perché, una volta finito di mangiare, è andato a chiamare la polizia. Per fortuna me ne sono accorto e ho avuto il tempo di fuggire dall’hotel.

Il giorno più bello è l’ultimo, quello dello scherzo finale: aspetto che ci sia una mattinata particolarmente afosa, scendo in spiaggia con il mio bel vestito, sistemo una sdraio in riva al mare proprio mentre c’è il ragazzino che va a fare il bagno. Mi siedo e sotto la sdraio posiziono anche un registratore un po’ vintage con l’Adagetto della Quinta di Mahler, che faccio partire a tutto volume. Quindi aspetto che il sole inizi a sciogliermi la tintura e la cipria e che queste mi colino addosso da tutte le parti, reclino la testa e fingo di accasciarmi su me stesso. E quando i bagnanti allarmati si accalcano intorno a me dicendo cose come: “Signore, si sente male? Signore!”, “Chiamate il bagnino!”, io all’improvviso faccio un balzo dalla sdraio accompagnandomi con una trombetta di carnevale e grido a squarciagola: “Scherzetto!”. Di solito si spaventano a morte, ah ah ah! La morte a Venezia, appunto.

mann4

 

 

3 pensieri su “Una settimana da decadente

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