Schiettezza

Oggi al supermercato ho acquistato un chilo di piselli, due zucchine, tre carote, un cetriolo e dieci patate per me. L’ho fatto e lo rivendico! Perché dovrei temere il giudizio della gente o non dirlo per paura di incorrere in doppi sensi?

La verità è che questo Paese sarebbe un po’ migliore se iniziassimo ad essere meno ipocriti e a dire le cose come stanno.

Ad esempio: apro il libro di letteratura italiana di mio figlio, ed è pieno di -ini, -oni, -ucci, -etti. Usano diminutivi e vezzeggiativi a man bassa per rendere più simpatici i nostri autori a quei ragazzacci che non ne vogliono sapere di studiare. Io ne faccio volentieri a meno e preferisco chiamarli con il loro nome: Pari, Manzi, Cardi, Ungari, Pasoli, ecc., ecc. E che diamine!

Scusatemi, ma io sono fatto così: sono uno che dice “pane!” al pane e “vino!” al vino. Praticamente parlo con gli oggetti.

pane

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