Spaurito

Caro Giovanni, senti un po’ cosa mi è successo ieri: sono salito su un ermo colle (non so se ti è mai capitato) e lì c’era una siepe che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete, io nel pensier mi sono finto: chiaro, no? Insomma, per farla breve, per poco il cor non si è spaurito! E come il vento ho udito stormir tra quelle piante, io quello infinito silenzio a quella voce ho comparato. E cosa mi va a capitare? Che mi è sovvenuto l’eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei. Così tra quella immensità si è annegato il pensier mio. Ma sai che di dico? A conti fatti il naufragar m’ è stato dolce in quel mare! Tu che ne pensi?

Giacomo da Recanati

 

Ma come dolce? Quello che hai avuto è un attacco di panico. Io salgo spesso su ermi colli e ti assicuro che non mi è mai capitato niente di simile. Quanto alla siepe, se è vero, come tu scrivi, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude, urge un lavoro di potatura.

G.M.

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