Fantasy

Tra i vari generi letterari che frequento ho una predilezione per il “fantasy”. Per i non anglofoni: “fantasia”.

Ovviamente il mio mito è J. R. R. R. Talking (per i non anglofoni: “Parlando”). Il suo capolavoro, Il signore degli anelli, l’avrò riletto venti volte. Ne possiedo un’edizione speciale con prefazione di Cartier (il gioielliere) e Yuri Chechi. Mi è piaciuto molto anche un altro suo romanzo, che racconta di quegli ometti simili a elfi che vivono in una contea e si dedicano a vari passatempi: chi alla filatelia, chi alla numismatica, chi al taglio e cucito, chi alle danze caraibiche, chi al corso di cucina regionale. Aspetta, com’era il titolo? Ah, sì: Lo Hobby.

Ma non conosco solo questi. Un altro capolavoro, ad esempio, è Il Vangelo secondo Matteo: anche lì ne succedono di cotte e di crude.

Mondi fatati, terre esotiche, scene epiche, battaglie, magie, personaggi memorabili che si imprimono nella mente… Questo è il “fantasy”. Ultimamente ne sto leggendo uno che ha come protagonista un impiegato al catasto.

fantasy
Che bona
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