Arcaizzo al karaoke

Ultimamente io ed alcuni amici ci dedichiamo a sedute intensive di karaoke, ma loro mi criticano perché dicono che improvviso e non rispetto le parole delle canzoni.

E va bene, lo ammetto: ogni tanto arcaizzo o comunque tento di elevare il tono. Preferisco cantare, ad esempio, “Niuno mi può giudicare”, “Io non so favellar d’amore”, “Bramo una vita spericolata”, “E dimmi che non vuoi perire”. Volete che mi ammazzi per questo? Non credo che se gli spettatori se ne vanno a casa avendo arricchito il loro vocabolario ci sia qualcosa di male, no?

Inoltre cerco sempre di evitare concetti estremi e di essere prudente. Ad esempio canto “Io che amo quasi solo te”. Anche quando interpreto il mio cavallo di battaglia, l’immortale brano di qualche anno fa di Jovanotti, Pelù e Ligabove, preferisco cantare “Il mio nome è quasi mai più”. Ho pensato infatti che se per caso un domani io dovessi appoggiare una guerra, non mi accuseranno di predicare bene e razzolare male. Tra l’altro io non sono una gallina.

karaoke

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