Un problema

Caro Giovanni ho un problema; alla soglia dei sessantanni, sento, che sto perdendo mio marito secondo te come posso fare per conquistarlo? Certi giorni: quasi non ci parliamo più. Da parte sua sento una grande freddezza mi è venuto addirittura, il dubbio che lui mi tradisca. Aiutami per carità non voglio: perderlo. Ciao Giovanni ti seguo, sempre, un caro saluto

Rosa da Li Punti (Sassari)

 

Cara Rosa, essendo io Giovanni mi spiace essere franco, ma il rapporto con tuo marito non è l’unico tuo problema. Anche la punteggiatura lascia molto a desiderare.

G.M.

lettera3

Le nostre leggi

Il Blog di GIOVANNI MAINATO

Ogni punto materiale attrae ogni altro punto materiale con una forza che è uguale al prodotto delle loro masse e inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza.

Ogni corpo immerso parzialmente o completamente in un fluido riceve una spinta verticale dal basso verso l’alto, uguale per intensità al peso del volume del fluido spostato.

In ogni triangolo rettangolo il quadrato costruito sull’ipotenusa è sempre equivalente alla somma dei quadrati costruiti sui cateti.

Clandestini, queste sono le nostre leggi.

Se vi garbano bene. Altrimenti questa è la porta.

porta

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Malinteso

L’altro giorno mi è capitato un episodio spiacevole: mentre mangiavo mi si va a rompere un premolare. Ovviamente prendo subito appuntamento per una visita e il giorno dopo mi reco in quello che mi pareva essere uno studio medico.

“Dottore mi deve aiutare. Mi si è spezzato un premolare. Come potrà vedere ne è rimasto ancora un pezzo, ma a questo punto non so se sia ancora possibile effettuare un’otturazione. Temo che mi dovrà estrarre anche l’altra parte. Lei cosa dice? Tra l’altro ho paura che mi si possa infettare la gengiva”.

“Molti son li animali a cui s’ammoglia e più saranno ancora, infin che’l veltro verrà, che la farà morir con doglia”.

“Ma cosa, la gengiva? Dottore, non capisco”.

Ecco la fiera con la coda aguzza, che passa i monti e rompe i muri e l’armi!

“In effetti” continuo io “la punta della parte rimasta è piuttosto aguzza e mi dà molto fastidio. Credo sia meglio procedere all’estrazione: sarebbe una liberazione”.

“Libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta”.

“Dottore, ma cosa dice? Crede che sarà necessario un impianto?”

“Vergine madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura…”

“Ma dottore, cosa fa ora? Si mette a pregare? Così mi mette in agitazione!”

Ci è voluta una buona mezz’ora perché si chiarisse l’equivoco: essendo presbite, avevo letto male le Pagine Bianche e avevo preso appuntamento con un insigne dantista.

impianto

 

 

I fati vostri

Il Blog di GIOVANNI MAINATO

In clima di spendin reviù la Rai è costretta a tagliare una T al titolo del celebre programma.

La necessità di adeguarsi al nuovo titolo naturalmente comporterà sostanziali variazioni della scaletta.

Maggiore spazio sarà dato all’oroscopo di Paolo Volpe (preferisco chiamarlo così).

Sua sorella, Adriana Volpe, comparirà vestita da Sibilla cumana, mentre il cantante Marcello vestito da Pizia. I vaticini saranno accompagnati da un sottofondo musicale suspense del maestro Mazza (scusate la volgarità).

Nel momento di massima tensione comparirà Magalli, barbuto e cieco, con un vincastro in mano, e ne sentiremo di cotte e di crude. Profezie e oracoli come se piovesse, per gli ospiti in studio e per le famiglie a casa.

Camperete fino a 80 anni? Andrete di corpo regolarmente? Sarete coinvolti da un’ondata di populismo? Ucciderete accidentalmente vostro padre e vi accoppierete per uno spiacevole equivoco con vostra madre? Lascerete la vostra casa e i vostri affetti e partirete alla…

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Le inchieste di Sbrana (2)

La vecchia giaceva ancora a terra perinde ac cadaver. In effetti era un cadaver.

L’ispettore Sbrana chiese alla figlia della signora: “Sua madre aveva un muovente?”. “Ma cosa dice scusi, come un movente? Lei è la vittima, non l’assassino!”. “Signorina, io ho detto un muovente. Qualcuno la muoveva o era capace di camminare da sola? Sa, ad una certa età…”. “Camminava da sola!”. “Capisco, molto ma molto interessante. Perché pensavo: mettiamo il caso che l’assassino…”. “Ah!”, gridò la figlia: “Si vergogni!”

Bisogna sapere infatti che la figlia della vecchia signora era una fervente femminista. Sbrana non lo sapeva e si beccò una bella ramanzina: “Dunque lei dà per scontato che si tratti di un assassino, vero? Il sesso debole è troppo debole per queste cose, vero? Secondo lei noi donne non siamo in grado di prendere un coltello e piantarlo nella schiena di uno, vero? Secondo lei ci sono più primari maschi perché sono più bravi oppure perché sono una casta e le donne non hanno gli stessi diritti? Secondo lei non esiste una casta dei direttori d’orchestra? E gli chef? Come mai sono quasi tutti maschi? Noi al massimo possiamo cucinare in casa, vero? Ispettore, mi meraviglio di lei: capirei se stessimo parlando di un sindaco, capirei se stessimo parlando di un ministro –  anche il presidente emerito Napolitano ha manifestato delle perplessità sull’uso del femminile in questi casi – ma il femminile di assassino si usa, no? Allora per favore d’ora in poi usi almeno la sbarra!” “La sbarra?” “Sì, come quando dice e/o”. “E o o?” “E/o! D’ora in poi dovrà dire l’assassino/a”. “Capisco, mi scusi. Stavo dicendo: mettiamo il caso che l’assassino/a sia entrato dal giardino e…”. “Lo vede? Mi sbaglia di nuovo! Se dice l’assassino/a mi deve concordare anche il participio e dirmi entrato/a”. “Capisco. Devo dire anche mettiamo/a?”. “Ma no, quello è un verbo”. “Anche ‘entrato’ è un verbo!”

Insomma, la conversazione non fu semplice. Quando la figlia della signora se ne andò, Sbrana era stremato. Diede disposizione a Fido di fare rimuovere il cadavere e di predisporre tutto il necessario per l’interrogatorio dei famigliari e amici della vecchia, nonché del personale di servizio. Lui nel frattempo sarebbe tornato un attimo a casa per dare un’occhiata alle sue orchidee.

Sbrana infatti soffriva di un complesso di inferiorità per il fatto di essere un ispettore scolastico, e nell’ispirarsi ai suoi miti letterari, aveva cercato di imitarli anche negli hobbies, nei gusti e nelle manie: si lisciava i baffi come Poirot, suonava il violino e si drogava come Sherlock Holmes, osservava gli uccelli col binocolo come Miss Marple, coltivava orchidee e si dilettava di cucina come Nero Wolfe, fumava la pipa come Maigret; lo stesso Maigret gli aveva dato lo spunto per iniziare a bere birra e calvados, ma beveva anche whiskey e brandy come Marlowe e Martini agitato non mescolato come 007: in pratica la cirrosi epatica era ad un passo.

…continua…

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Top ten

Il Blog di GIOVANNI MAINATO

Sono sicuro che morite dalla voglia di sapere quali sono i miei film(s) preferiti.

Ebbene, ecco la mia top ten:

  1. Il primo cavaliere
  2. La seconda moglie
  3. Il terzo uomo
  4. Quarto potere
  5. Il quinto elemento
  6. Il sesto senso
  7. Il settimo sigillo
  8. L’ottavo giorno
  9. La nona porta
  10. Il decimo clandestino

Lo so che qualcuno di voi storcerà la bocca. Se lo fa perché ha un tic mi sta bene. Se lo fa per protesta sappia che non se la deve prendere con me. Per esempio è chiaro che se Polanski avesse girato La primaporta, anziché La nona, ora guiderebbe la classifica.

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Di colore

In questa mia rubrica sul galateo (dal greco ‘gala’: latte e ‘teo’: dio) oggi vorrei spiegarvi come bisogna chiamare le persone di colore per evitare di apparire offensivi e razzisti.

Dite quello che volete, ma a me ‘nero’ sembra razzista. ‘Persona nera’? Sembra che sia una persona di cattivo umore. ‘Individuo nero’? Sembra che ci riferiamo ad un losco individuo.

Dunque, fino a quando la scienza non troverà una nuova soluzione al problema, io propongo di mantenere il buon vecchio ‘di colore’. Non mi sembra che ci sia nulla di meglio, al momento.

Solo che dovremmo essere coerenti e abituarci ad usare l’espressione sempre, sin da piccoli. Quando ad esempio i bambini non vogliono andare a nanna, si dovrebbe dire che se non ci vanno arriva l’Uomo di Colore. Allo stesso modo se uno è molto arrabbiato, dovrebbe imparare a dire: “Sono incazzato di colore!”. Questo vale anche per quelli che commerciano dei beni in clandestinità: potrebbero dire, per esempio: “Ho appena venduto delle armi al mercato di colore”.

Mi si accusi pure di buonismo, ma a casa mia tutti sono tenuti ad usare questa espressione anche quando si parla di cantanti: ad esempio i Di colore per caso, Dolcedicolore, i Dicoloramaro, i Dicolorita.

Naturalmente bisogna essere pronti ad ogni evenienza. E’ possibile ad esempio che noi parliamo con qualcuno di una persona di colore, e questo qualcuno, o perché è ingenuo o perché è impertinente, ci chieda: “Di quale colore, scusa?”. In quel caso abbiamo due possibilità: o indicare con un cenno della testa qualcosa di colore nero che si trova nei paraggi, oppure, in alternativa, fare dei segni simili a quelli che si fanno quando si gioca a briscola, come dire: “Ci siamo capiti”.

Che poi, diciamoci la verità: bianchi, neri, gialli, rossi, cosa conta? Alla fine siamo tutti figli di Dio. Evidentemente Dio è molto colorato.

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