Classico?

Il Blog di GIOVANNI MAINATO

Da un paio di giorni a questa parte sono attanagliato da un dubbio tremendo: come si fa a capire se un libro è un classico? Eventualmente a chi mi dovrei rivolgere?

Qualcuno mi ha detto che occorre innanzitutto sapere se l’autore è morto, ma io non me la sento di rischiare. Voi cosa fareste al mio posto? Lo leggereste lo stesso? E se poi iniziate a leggerlo pensando che sia un classico e, superata la metà, scoprite che non lo è?

E va bene, sarò più esplicito: il libro in questione si intitola Scusa se ti chiamo Anna Karenina. L’autore è Lev Moccia.

classico

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Titoli di film

Il Blog di GIOVANNI MAINATO

Come forse avrete capito, io sono un grande appassionato di cinema: in una parola, mi considero un cinofilo. Guardo sempre tanti film e mi leggo anche i giudizi dei critici, da Davinotti a Mereghetti, da Farinotti a Marioluzzattofegizzz. Scusate, mi dicono dalla regia che Marioluzzattofegizzz è un critico musicale: il fatto è che io lo stimo molto, soprattutto per le tre z finali.

L’unica perplessità che ho su alcuni film riguarda i titoli: spesso sono ambigui, e si generano equivoci spiacevoli. Ricordo che una volta mi presentai alla proiezione di Riso amaro con il dolcificante, mentre un’altra ritenni opportuno vestirmi con gli abiti tradizionali della corrida di Pamplona per assistere a Toro scatenato.

E che dire di quando proiettarono Qualcuno volò sul nido del cuculo? Arrivai al cinema in tenuta da ornitologo, e ricordo con disappunto che alla fine dello spettacolo nessuno in sala mi seppe dire chi era…

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Le inchieste di Sbrana (5)

Il commissariato si trovava al numero 69 di via delle Zoccolette, ma Sbrana si vergognava un po’ di dirlo e, quando gli chiedevano dove fosse, rispondeva: “36 Quai des Orfèvres”, oppure: “221B Baker Street”.

Tutto era pronto per l’interrogatorio dei sospettati. Il primo ad essere ascoltato fu un cugino della vecchia, il dottor Socrate, primario del reparto di ostetricia. Sin dalle prime battute Sbrana capì che quella non sarebbe stata una giornata semplice: “Lei sa qualcosa? Dica la verità”. “Di non sapere”. “Di non sapere?” “Sì, di non sapere”. “Di non sapere cosa?” “Di non sapere”. “Lei sa di non sapere di non sapere? Quindi lei sa!” “Di non sapere”. La conversazione proseguì per una buona mezz’ora. Alla fine Sbrana si convinse che l’interrogato non sapeva.

Fu sentito anche il signor Sigmund, un altro dottore (la vecchia amava circondarsi di medici), il quale dichiarò, anche un po’offeso, che non aveva alcuna ragione per uccidere quella povera donna. Tuttavia proprio mentre si stava alzando per uscire, precisò che in realtà il suo subconscio ne aveva una. Fu difficile persino stabilire se all’ora in cui era avvenuto il delitto il signor Sigmund si trovasse a casa sua. Risultò infatti che il suo Io era a casa, mentre il suo Es era fuori casa, nonostante il Super-Io gli avesse detto di non uscire. Fido, che aveva il compito di verbalizzare l’interrogatorio, era molto confuso.

Ma l’interrogatorio più impegnativo fu quello del signor Marcel, scrittore. Sbrana infatti, per mettere a loro agio gli interrogati, aveva messo sul tavolo un vassoio di madeleine. Si rivelò un errore fatale. Infatti, appena il signor Marcel ne assaggiò una, iniziò a fare affermazioni strane: “Per molto tempo mi sono coricato presto la sera”. “Cosa c’entra scusi?” chiese Sbrana. Ma ormai lo scrittore era un fiume in piena: sei ore dopo Sbrana uscì esasperato per prendere un caffè, e quando ritornò vide che era ancora lì. “Ma cosa sta dicendo?”, chiese l’ispettore a Fido che continuava a verbalizzare. “Sta parlando dei Guermantes”. “Ancora?”. “Dice che è stata la madeleine”. “Ma non possiamo continuare così!”, gridò Sbrana, “E’ tempo perso!”. “Veramente” puntualizzò il signor Marcel “è tempo perduto”.

…continua…

madeleine

Una vita per la scienza

Il Blog di GIOVANNI MAINATO

Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti quelli che frequentano il mio blog che la mia cultura è vastissima e copre i più svariati ambiti del sapere: arte, letteratura, filosofia, economia, pio bove, psicologia, antropologia, Pooh e molto altro.

Assolutamente non trascurabili anche i miei contributi alla scienza: non mi piace parlare di me, ma devo dire che ormai da anni mi dedico ad alcune questioni apparentemente insormontabili, al limite delle possibilità umane, come l’inquadratura del cerchio o, nell’ambito dell’alchimia, la ricerca della pietra filosofica. Il mio unico difetto è che sono ingenuo, e ho lasciato che altri si appropriassero delle mie scoperte: tanto per fare un esempio, se solo fossi stato più furbo e non mi fossi fatto raggirare da Higgsss, ora si parlerebbe del bosone di Mainato.

Non mi stanco mai di sperimentare: unendo il teorema di Pitagora con il principio di Archimede ho dimostrato che un triangolo rettangolo…

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Main. 9, 1-41

E mentre Mainato passava, gli si avvicinò un uomo: “Maestro, aiutami, sto impazzendo! Tutti mi dicono che sono un ceconato, ma io non capisco che cosa vuol dire! Aiutami, ti prego!”

“Non lo capisci perché sono due parole staccate. In realtà tu sei un cieco nato”.

“Però anche ad un mio amico di Praga dicono sempre che è un ceconato”.

“Ma lui è un ceco nato. E’ diverso”.

“A me sembra uguale”.

“Perché la i di cieco non si pronuncia”.

“In effetti è vero che non ci vedo…” A quel punto, dopo avere riflettuto un paio di minuti, l’uomo iniziò ad esultare, come impazzito: “Ho capito! Ho capito! Grazie Maestro! Tu sei il Messia! Ed ora guariscimi, ti prego!”

E Mainato, visibilmente innervosito: “Non ti sembra di pretendere troppo adesso? Oggi intanto abbiamo diviso la parola, la prossima volta trattiamo la patologia. L’hai mai sentito dire che chi troppo vuole nulla stringe?”

cieco

 

Non sono Bach!

Il Blog di GIOVANNI MAINATO

Il post da me pubblicato in data 2 settembre ha scatenato un vespaio di polemiche.

Ho ricevuto decine di lettere con critiche e insulti: mi si accusa di essermi  montato la testa, di essere un megalomane (dal greco ‘mega’ = grande e ‘lomane’), e di avere l’ardire di paragonarmi a Bach.

Anche la famiglia Bach, che produce i famosi fiori, ha espresso il suo disappunto.

Ma io non mi sento Bach e sono perfettamente consapevole dei miei limiti.

E ve ne darò una prova: anche io ho composto una raccolta di preludi e di fughe. Ma proprio per evitare paragoni inopportuni l’ho intitolata Il clavicembalo discretamente temperato.

bach

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Malinteso (2)

Oggi vi vorrei raccontare la triste storia di un mio amico. Un giorno, apparentemente senza motivo, si licenzia dal lavoro, pianta in asso la famiglia e si trasferisce sulle Dolomiti, in Val Gardena.

Si iscrive subito ad una scuola elementare del posto, e tutti i giorni, insieme ad allievi molto più giovani di lui, sta curvo sui banchi ore ed ore a scrivere frasi come Bënunì te Gherdëina!, Bon diBona sëiraCo vala pa?, ecc. ecc.

Ma non si limita a questo: allo scopo di integrarsi ancora di più nella comunità locale durante l’estate inizia a frequentare un durissimo corso di arrampicata sportiva, mentre di inverno prende parte a estenuanti escursioni con le ciaspe o con gli sci da fondo; in un paio di casi rischia persino di morire assiderato. E quando non si arrampica o non scia partecipa a manifestazioni folcloristiche, prende lezioni di scultura su legno, beve tazze di vin brulè ustionandosi l’esofago, assiste a tre messe ogni domenica per conoscere un po’ di gente del paese e perfezionare le sue conoscenze linguistiche.

Passati dieci anni, può finalmente dire di essere padrone della lingua e della cultura del posto. Ma è allora che scopre l’atroce verità. Che cosa l’aveva spinto a fare tutto ciò? Parlando con un suo vicino di casa, un vecchio professore di liceo in pensione, aveva capito che il ladino apre la mente. Il mio amico infatti è un po’ sordo.

Dieci anni buttati per colpa di una consonante.

Sono episodi che fanno riflettere.

ladini