Le inchieste di Sbrana (5)

Il commissariato si trovava al numero 69 di via delle Zoccolette, ma Sbrana si vergognava un po’ di dirlo e, quando gli chiedevano dove fosse, rispondeva: “36 Quai des Orfèvres”, oppure: “221B Baker Street”.

Tutto era pronto per l’interrogatorio dei sospettati. Il primo ad essere ascoltato fu un cugino della vecchia, il dottor Socrate, primario del reparto di ostetricia. Sin dalle prime battute Sbrana capì che quella non sarebbe stata una giornata semplice: “Lei sa qualcosa? Dica la verità”. “Di non sapere”. “Di non sapere?” “Sì, di non sapere”. “Di non sapere cosa?” “Di non sapere”. “Lei sa di non sapere di non sapere? Quindi lei sa!” “Di non sapere”. La conversazione proseguì per una buona mezz’ora. Alla fine Sbrana si convinse che l’interrogato non sapeva.

Fu sentito anche il signor Sigmund, un altro dottore (la vecchia amava circondarsi di medici), il quale dichiarò, anche un po’offeso, che non aveva alcuna ragione per uccidere quella povera donna. Tuttavia proprio mentre si stava alzando per uscire, precisò che in realtà il suo subconscio ne aveva una. Fu difficile persino stabilire se all’ora in cui era avvenuto il delitto il signor Sigmund si trovasse a casa sua. Risultò infatti che il suo Io era a casa, mentre il suo Es era fuori casa, nonostante il Super-Io gli avesse detto di non uscire. Fido, che aveva il compito di verbalizzare l’interrogatorio, era molto confuso.

Ma l’interrogatorio più impegnativo fu quello del signor Marcel, scrittore. Sbrana infatti, per mettere a loro agio gli interrogati, aveva messo sul tavolo un vassoio di madeleine. Si rivelò un errore fatale. Infatti, appena il signor Marcel ne assaggiò una, iniziò a fare affermazioni strane: “Per molto tempo mi sono coricato presto la sera”. “Cosa c’entra scusi?” chiese Sbrana. Ma ormai lo scrittore era un fiume in piena: sei ore dopo Sbrana uscì esasperato per prendere un caffè, e quando ritornò vide che era ancora lì. “Ma cosa sta dicendo?”, chiese l’ispettore a Fido che continuava a verbalizzare. “Sta parlando dei Guermantes”. “Ancora?”. “Dice che è stata la madeleine”. “Ma non possiamo continuare così!”, gridò Sbrana, “E’ tempo perso!”. “Veramente” puntualizzò il signor Marcel “è tempo perduto”.

…continua…

madeleine

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