Vezzi linguistici

Quanto sono fastidiose quelle espressioni che si diffondono come una moda!

Ricordate? Qualche tempo fa si era diffusa la moda di un attimino: un attimino qui, un attimino lì… la nostra vita si era riempita di attimini.

Più recentemente è scoppiata la moda del piuttosto che usato al posto di oppure: “in vacanza si può andare al mare piuttosto che in montagna”, “mangio una pera piuttosto che una mela”, “ascolto Malgioglio piuttosto che i Pooh”, ecc. ecc.

E ce ne sarebbero tanti altri. Non sono forse fastidiosi i cioè a ripetizione di alcuni giovinastri o i come dire di persone che vogliono sembrare colte e non lo sono?

Poi è anche vero che ognuno ha le sue antipatie. Io per esempio detesto tutti quelli che usano parole come e, con, di, per. I gusti sono gusti.

che guevara

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Le inchieste di Sbrana (7)

Erano passati alcuni giorni dall’arresto del maggiordomo rom. Sbrana avrebbe dovuto essere soddisfatto, invece era molto inquieto. “Eppure c’è qualcosa che non torna” continuava a ripetere. Finché nel corso di una notte insonne ebbe un’illuminazione, e telefonò subito a Fido, in preda ad un’emozione incontenibile: “Fido, il maggiordomo è innocente! In casa sua è stato trovato un coltello insanguinato, giusto? Ma la vecchia signora è stata uccisa a colpi di pistola! Quindi l’arma del delitto non può essere il coltello!”

“Ispettore, ma… ma lei è un genio!” disse Fido, piuttosto contrariato per essere stato svegliato a quell’ora. In realtà aveva subito pensato anche lui che il coltello non c’entrava niente con il delitto, ma non l’aveva fatto presente all’ispettore perché non voleva essere invadente. “Oh, non esageriamo, Fido, mi metti in imbarazzo. Ho solo applicato il mio solito metodo deduttivo. O era induttivo? Non ricordo mai…”. Proprio in quel momento Fido sentì un rumore strano fuori dalla porta… “Aspetti, ispettore, la richiamo tra poco!”

Cinque minuti più tardi Fido chiamò Sbrana, in preda ad un’emozione incontenibile: “Ispettore, c’è Fido!!!”. “Perché parli di te stesso alla terza persona come Cesare?”. “Ma no ispettore, è Fido, il pitbull della figlia della vecchia signora. Ricorda?”. “Ah sì, è vero, era nella prima puntata, se non vado errato”. “Stava raschiando la porta. L’ho aperta e aveva in bocca un foglietto. Si tratta di un promemoria. Senta, senta cosa c’è scritto:

1. Ricordarsi di ritirare la roba in lavanderia.

2. Ricordarsi di santificare le feste.

3. Ricordarsi di pagare il bollo auto.

4. Ricordarsi di sparare a mia sorella“.

“Mm… Il punto 4 mi sembra molto interessante…”

….continua…

promemoria

 

Arcaizzo al karaoke

Il Blog di GIOVANNI MAINATO

Ultimamente io ed alcuni amici ci dedichiamo a sedute intensive di karaoke, ma loro mi criticano perché dicono che improvviso e non rispetto le parole delle canzoni.

E va bene, lo ammetto: ogni tanto arcaizzo o comunque tento di elevare il tono. Preferisco cantare, ad esempio, “Niuno mi può giudicare”, “Io non so favellar d’amore”, “Bramo una vita spericolata”, “E dimmi che non vuoi perire”. Volete che mi ammazzi per questo? Non credo che se gli spettatori se ne vanno a casa avendo arricchito il loro vocabolario ci sia qualcosa di male, no?

Inoltre cerco sempre di evitare concetti estremi e di essere prudente. Ad esempio canto “Io che amo quasi solo te”. Anche quando interpreto il mio cavallo di battaglia, l’immortale brano di qualche anno fa di Jovanotti, Pelù e Ligabove, preferisco cantare “Il mio nome è quasi mai più”. Ho pensato infatti che se per caso un domani…

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Esordio letterario (2)

Tempo fa ebbi a dire che volevo scendere in politica.

Poi cambiai idea e dicetti che volevo scendere in letteratura.

L’ipotesi, se ben ricordate, era quella di scrivere la storia di una coppia di trentenni in crisi, inserendo nel racconto almeno un “fa aggio” e un “conciossiacosaché”.

Non ho ancora rinunciato all’idea del “conciossiacosaché”, ma ho abbandonato l’idea dei trentenni. Basta con queste piccole storie sentimentali da fiction!

Lo so che è un’impresa difficile, ma vorrei tentare di scrivere un romanzo che sia anche un grande affresco della difficile epoca in cui viviamo.

Si tratterà, credo, di un racconto allegorico incentrato su un gruppo di persone la cui bassa statura simboleggia la totale vacuità e mancanza di valori.

Il titolo sarà I nani inani.

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Sozzo bubbone

Il Blog di GIOVANNI MAINATO

Caro Giovanni, ieri sera tornando da un ridotto d’amici soliti a straviziare insieme, ho sentito un mal essere, un abbattimento, una fiacchezza di gambe, una gravezza di respiro, un’arsione interna. “Sto bene ve’ “, ho detto al Griso coricandomi, “Sto benone. Ma ho bevuto forse un po’ troppo. C’era una vernaccia!”. Dopo un lungo rivoltarmi, finalmente mi sono addormentato, e ho cominciato a fare i più brutti e arruffati sogni del mondo. Per farla breve, al risveglio mi sono scoperto l’ascella, ci ho dato un’occhiata paurosa e ho visto un sozzo bubbone d’un livido paonazzo. Così ho chiamato il Griso, a cui ho sempre fatto del bene e l’ho mandato dal Chiodo chirurgo, un galantuomo che, chi lo paga bene, tien segreti gli ammalati. E sai, Giovanni, che il Griso è corso subito da lui? Non è un amore? Tra qualche minuto dovrebbe essere di ritorno…

Don Rodrigo

Caro Padre…

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Malinteso (3)

Recentemente mi sono concesso qualche giorno di vacanza con la mia famiglia. Al momento di lasciare l’albergo l’addetto alla reception, evidentemente rendendosi conto della nostra faccia un po’ imbronciata, ci ha chiesto se era andato tutto bene.

“Sì” gli ho risposto “Nulla da dire sull’albergo, ma se posso essere sincero le confesso che complessivamente siamo rimasti un po’ delusi dalla località. Non so, forse siamo stati un po’ sfortunati con il tempo: tre giorni consecutivi di nebbia e pioggia credo siano una rarità da queste parti. Il fatto è che tutti gli amici ci avevano consigliato di venire qui, decantandoci le bellezze del posto: i Faraglioni, la Grotta Azzurra, le piazzette, e chi più ne ha più ne metta! Francamente mi aspettavo qualcosa di più. Uniche note positive: abbiamo comprato un po’ di magliette a poco prezzo, e il lambrusco che ci avete offerto al nostro arrivo era molto buono”.

Mentre stavo uscendo ho sentito l’addetto che commentava tra sé e sé: “L’è fòra com un balcoun!”, e quelle parole mi hanno messo una pulce nell’orecchio. Mi sono detto: “Non sarà che per caso…?”, e appena entrato in macchina ho subito controllato. Proprio come sospettavo: impostando il navigatore prima di partire per sbaglio avevo scritto “Carpi”.

Pazienza. Sono cose che succedono.

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