Ricerca

Nel nostro paese tutti si riempiono la bocca di parole come ‘meritocrazia’, ma poi le risorse destinate alla ricerca scientifica sono sempre pochissime e molti ricercatori sono costretti a emigrare per fare carriera. A questo proposito vorrei raccontare in breve la mia storia.

Sin da giovane mi sono dedicato alla ricerca in campo economico: indeciso se occuparmi di microeconomia o di macroeconomia, alla fine ho scelto una soluzione di compromesso e mi sono occupato di economia media, dimostrando così di essere una persona che non ama le esagerazioni. Ho tenuto seminari e conferenze in tutta Europa. Ma che dico? In tutto il Pianeta!

Continuavo a pensare in grande, mi immaginavo insignito del Nobel, magari non proprio quello per il miglior attore protagonista, ma almeno quello per il miglior montaggio sonoro. Così per alcuni anni mi dedicai allo studio delle nanoparticelle, un termine che peraltro non mi è mai piaciuto perché l’ho sempre trovato razzista. Diciamo meglio: delle particelle di bassa statura.

Alla fine ho pensato che era meglio cambiare ambito e mi sono dedicato alla sociologia, alla psicologia e alle scienze sociali. In questo campo ho scritto tra l’altro alcuni saggi sui Gender’s studies che sono ormai dei classici. Dirò ad esempio senza falsa modestia che è mia la famosa teoria “Fassino o Fassina: per i Gender’s pari sono”.

Ciononostante, qui in Italia tutte le porte dell’università erano sbarrate per me. Io mi sentivo molto frustrato e avvertivo che il mio cervello stava andando in fuga. Finché un giorno… Mi trovavo per caso nel parcheggio davanti ad un noto Ateneo di cui non voglio fare il nome, e chi ti vedo? Il rettore in persona, disperato, che si lasciava andare ad una serie di imprecazioni: non riusciva più a trovare le chiavi della macchina! Io ho capito subito che quella poteva essere la grande occasione. Cerca di qua, cerca di là, cerca di su, cerca di giù… alla fine mi sono accorto che erano per terra alcuni metri più indietro: gli erano scivolate dalla tasca dei pantaloni! Inutile dire che il rettore ha riconosciuto pubblicamente i miei meriti, e finalmente, dopo anni di sacrifici, da semplice ricercatore che ero  sono diventato un trovatore. Una bella soddisfazione, non c’è che dire. Per questo ragazzi, come diceva Stevano Lavori, il compianto direttore della Mela, “state affamati, state pazzi!”.

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