Main. 2, 1-11

In quel tempo Mainato disse loro: “Accordatosi con i lavoratori per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. A uno diede cinque talenti, a un altro due e a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità. Per caso un sacerdote scendeva per quella stessa strada, ma quando lo vide, passò oltre dal lato opposto. Ed esclamò: “Padre Abramo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per rinfrescarmi la lingua, perché sono tormentato in questa fiamma”. Ma colui che entra per la porta è il pastore delle pecore. Mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada. Quale di questi tre vi pare essere stato il prossimo di colui che s’imbatté nei ladroni?”.

E i discepoli: “Maestro, ma cosa stai dicendo?”

“Scusate, sono costernato, non avrei dovuto bere tutto quel vino alle nozze di Cana. A proposito, Cana è un uomo o una donna?”.

cana

 

 

Annunci

Main. 9, 1-41

E mentre Mainato passava, gli si avvicinò un uomo: “Maestro, aiutami, sto impazzendo! Tutti mi dicono che sono un ceconato, ma io non capisco che cosa vuol dire! Aiutami, ti prego!”

“Non lo capisci perché sono due parole staccate. In realtà tu sei un cieco nato”.

“Però anche ad un mio amico di Praga dicono sempre che è un ceconato”.

“Ma lui è un ceco nato. E’ diverso”.

“A me sembra uguale”.

“Perché la i di cieco non si pronuncia”.

“In effetti è vero che non ci vedo…” A quel punto, dopo avere riflettuto un paio di minuti, l’uomo iniziò ad esultare, come impazzito: “Ho capito! Ho capito! Grazie Maestro! Tu sei il Messia! Ed ora guariscimi, ti prego!”

E Mainato, visibilmente innervosito: “Non ti sembra di pretendere troppo adesso? Oggi intanto abbiamo diviso la parola, la prossima volta trattiamo la patologia. L’hai mai sentito dire che chi troppo vuole nulla stringe?”

cieco

 

Main. 2, 13-25

Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Mainato salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco. Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: “Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato!”. Poi si calmò e si scusò: “Rispondo io di tutti i danni. Non so davvero cosa mi sia capitato, ultimamente sono molto nervoso”.

mercanti

Main. 15, 11-32

E Mainato disse: “Oggi voglio raccontarvi la parabola del figliol prodigo. Sapete, vero, cosa significa ‘prodigo’?”

“No, Maestro”.

“Dunque:

Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci.  Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre.
Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.

Avete capito ora cosa significa ‘prodigo’?”

“Veramente no”.

prodigo

 

Main. 18, 33-37

E Pilato chiese a Mainato: “Sei tu il re dei Giudei?”.

E Mainato: “Tu lo dici”.

“Dunque tu sei re?”.

“Tu lo dici”.

“Che razza di risposta è?”

“Tu lo dici”.

“No, tu lo dici!”

“Tu lo dici”.

“Non pensi di essere noioso?”

“Tu lo dici”.

“Sai dire solo ‘tu lo dici’!”.

“Tu lo dici?”

“Sì, io lo dico!!!”

“Appunto: tu lo dici”.

tintoretto

 

 

 

 

Main. 13, 20-21

E Mainato disse: “In verità, in verità vi dico…”.

“Sì? Dicci, Maestro”.

“In verità vi dico…”.

“Ti ascoltiamo”.

“Non me lo ricordo più”.

“Accidenti!”

“Aspetta. Fatemi concentrare”.

“Alle volte riepilogando quello che si è detto prima torna in mente”.

“Dunque, vediamo: il seminatore…, il Figlio dell’Uomo ecc. ecc., il Regno…, ama il prossimo tuo…, la zizzania…, beati gli ultimi… No, porca miseria, non mi viene in mente. Mi fa una rabbia quando mi succede!”

“Maestro, sono cose che capitano”.

“Sì, è vero, capitano. Pazienza, evidentemente non era una cosa così importante”

“Evidentemente no”.

“Se mi torna in mente ve la dico la prossima volta”.

“Va bene”.

“Ok, allora a posto così”.

“A posto”.

“Alla prossima”.

“Arrivederci Maestro”.

“Arrivederci”.

predica

 

 

L’adultera (Main. 8, 11)

E Mainato le disse: “Va’ e non peccare più”.

E l’adultera: “Dici a me?”.

“Sì, mi sto rivolgendo a te. Il mio è un imperativo”.

“Veramente peccare sarebbe un infinito”.

“In questo caso è usato come imperativo”.

“Ma tu hai detto va. Potrebbe anche essere lui va, oppure lei va“.

“Non hai sentito che l’ho pronunciato con l’apostrofo?”.

“No”.

“Ti comporti come una bambina. Ricordati che sei una persona adulta”.

“Veramente sono una persona adultera”.

adultera