Decalogo

Mi si dà del bacchettone solo perché ho scritto un decalogo che in casa mia tutti sono tenuti a rispettare. Si tratta di normali regole di civiltà:

  1. Mettersi le scarpe quando si entra in casa.
  2. A tavola servire prima le signore, poi gli individui di sesso incerto.
  3. Non sostituire una posata sporca con quella del vicino.
  4. I selfie che si fanno a cena devono coinvolgere tutta la famiglia.
  5. Non nominare il nome di zio invano. Il fatto che abbia una liaison con il babbo creerebbe imbarazzo.
  6. Non desiderare la nonna d’altri. Solo la propria.
  7. Non mettere le dita nel naso d’altri. Solo nel proprio.
  8. Non gettare preservativi nel vaso delle begonie.
  9. Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me.
  10. Quando si dorme la televisione deve rimanere spenta.

Scusate, ma sono fatto così. Sono un uomo d’altri tempi. Sono un padre di famiglia: mio figlio e mia figlia infatti si sono sposati tra di loro. Hanno due bambini.

brutti

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Di colore

In questa mia rubrica sul galateo (dal greco ‘gala’: latte e ‘teo’: dio) oggi vorrei spiegarvi come bisogna chiamare le persone di colore per evitare di apparire offensivi e razzisti.

Dite quello che volete, ma a me ‘nero’ sembra razzista. ‘Persona nera’? Sembra che sia una persona di cattivo umore. ‘Individuo nero’? Sembra che ci riferiamo ad un losco individuo.

Dunque, fino a quando la scienza non troverà una nuova soluzione al problema, io propongo di mantenere il buon vecchio ‘di colore’. Non mi sembra che ci sia nulla di meglio, al momento.

Solo che dovremmo essere coerenti e abituarci ad usare l’espressione sempre, sin da piccoli. Quando ad esempio i bambini non vogliono andare a nanna, si dovrebbe dire che se non ci vanno arriva l’Uomo di Colore. Allo stesso modo se uno è molto arrabbiato, dovrebbe imparare a dire: “Sono incazzato di colore!”. Questo vale anche per quelli che commerciano dei beni in clandestinità: potrebbero dire, per esempio: “Ho appena venduto delle armi al mercato di colore”.

Mi si accusi pure di buonismo, ma a casa mia tutti sono tenuti ad usare questa espressione anche quando si parla di cantanti: ad esempio i Di colore per caso, Dolcedicolore, i Dicoloramaro, i Dicolorita.

Naturalmente bisogna essere pronti ad ogni evenienza. E’ possibile ad esempio che noi parliamo con qualcuno di una persona di colore, e questo qualcuno, o perché è ingenuo o perché è impertinente, ci chieda: “Di quale colore, scusa?”. In quel caso abbiamo due possibilità: o indicare con un cenno della testa qualcosa di colore nero che si trova nei paraggi, oppure, in alternativa, fare dei segni simili a quelli che si fanno quando si gioca a briscola, come dire: “Ci siamo capiti”.

Che poi, diciamoci la verità: bianchi, neri, gialli, rossi, cosa conta? Alla fine siamo tutti figli di Dio. Evidentemente Dio è molto colorato.

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Raccolta differenziata

Siete sempre lì che differenziate: gay, etero, trans, bianchi, neri, gialli… Però quando si tratta di differenziare il secco dall’umido storcete il naso: com’è sto fatto?

Allora lo dico forte e chiaro: la raccolta differenziata è importante!!! Dovete sapere cosa mettere, dove, quando, come e perché. Come si suol dire, ogni cosa al suo posto e un posto per ogni cosa: c’è un posto per la carta, uno per il vetro, uno per le lattine, uno per i torsoli di mela, uno per l’antrace, uno per il polonio, uno per il DAS, ecc.

Da questo punto di vista devo dire che i miei vicini di casa sono irreprensibili. Pensate che proprio l’altro giorno è morto un intellettuale organico che abitava nel nostro condominio: ebbene, lo abbiamo trasportato giù in quattro e, dopo rapide esequie, lo abbiamo buttato nell’apposito contenitore.

Tempo fa ricordo che volevo sbarazzarmi di un po’ di carta e scesi per gettare via un vecchio tema di mio figlio, dei tempi delle medie. Nel giudizio l’insegnante aveva scritto che era molto disorganico, e io andai in difficoltà, al punto da entrare nel bar di fronte e chiedere alle persone che cosa avrebbero fatto al mio posto: e nonostante mi avessero detto, anche un po’ spazientite, di buttarlo nella carta, io per sicurezza ho preferito attendere l’arrivo del netturbino e chiedere direttamente a lui.

Certo, aiuta anche avere fatto un buon liceo classico. Per esempio se siete in dubbio sul tetrapak dovete ricostruire l’etimologia della parola: dal greco ‘tetra’ = quattro  e ‘pak’ = pacco. Ciò significa che qualsiasi pacco di forma anche vagamente quadrangolare va nello stesso contenitore.

Infine bisogna ragionare e non dare nulla per scontato: ad esempio è vero che il cartone della pizza va nel bidone della carta, ma se è tutto sporco di pomodoro e mozzarella è chiaro che non ce lo potete buttare. Allo stesso modo se volete sbarazzarvi di un coltello lo potete gettare nel metallo, ma se è tutto sporco di sangue perché, come è successo a me giusto ieri, avete compiuto un omicidio, non lo potete fare!

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Lo scontrino

Non mi interessa che vi vergognate, che amate il quieto vivere, che siete timidi: se un negoziante non ve lo fa avete il dovere reclamare lo scontrino! A me i furbi non piacciono, e noi dobbiamo imparare a diventare buoni cittadini. Anche questo è galateo!

Io alle volte vado a fare degli acquisti appositamente per richiederlo alla fine: quanto mi piace quando, su mia insistenza, sono costretti a rilasciarmelo, zitti, rossi come un peperone di rabbia e vergogna, con la coda tra le gambe!

Ultimamente ho preso di mira il tabaccaio sotto casa, e devo dire che finora è sempre stato molto corretto. Così ieri ho deciso di sottoporlo alla prova suprema: sono entrato e ho chiesto una confezione di Minerva anche se non fumo (l’ispirazione mi è venuta da un film di Bergman, Acapulco prima spiaggia a sinistra, che avevo visto la sera prima). Poi mi sono avviato verso la porta, ma proprio sull’uscio del negozio ho fatto finto di essermi dimenticato una cosa e sono tornato indietro per comprarla. Ho ripetuto questa scena per ben 10 volte acquistando in sequenza: una penna, un Gratta e Vinci, un accendino, un biglietto del tram, un pacchetto di gomme da masticare, un’automobilina per un fantomatico nipote, una seconda penna, un secondo Gratta e Vinci, un secondo accendino, un biglietto della Lotteria Italia (Capodanno è alle porte). Ebbene, pensate che quel brav’uomo mi ha fatto lo scontrino per ogni singolo acquisto!

Alla fine, compiaciuto da tanta onestà, mi sono girato verso gli altri che erano lì e, mostrandolo bene con la mano alzata, ho esclamato: “Signori, questo è uno scontrino di civiltà!”. Alcuni tra i clienti devono avere frainteso il senso delle mie parole perché sono fuggiti dalla tabaccheria gridando terrorizzati. Gli altri invece hanno sottolineato quel momento con un bell’applauso, mentre io e il tabaccaio ci siamo abbracciati commossi.

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Ascensore

Prendere l’ascensore sembra semplice, ma in realtà le situazioni che ci si può trovare a fronteggiare sono innumerevoli. Come bisogna comportarsi?

(1) Conversazione. Ricordate che noi italiani non disponiamo dei grattacieli dello skyline newyorkese, pertanto il tragitto sarà breve e non è possibile affrontare con i propri eventuali compagni di viaggio argomenti troppo complessi come la questione arabo israeliana, i teoremi di incompletezza di Gödel o la rappresentazione del dolore nell’arte. D’altra parte evitate anche affermazioni eccessivamente sciocche come: “Anche lei al sesto piano? Com’è piccolo il mondo!” o “Ed eccoci qui…”, o ancora “Ogni volta che salgo è sempre un’emozione” ecc. ecc. Un buon argomento di miniconversazione è sempre il tempo: “Però! Freddino anzichennò oggi!”, “Questo anticiclone arriva o non arriva?”, e simili. Se non avete voglia di parlare fissate un punto indefinito nello spazio e fate un sorrisino di circostanza, evitando di alitare sugli altri passeggeri. Se siete con un’altra persona soltanto, donna o uomo che sia, evitate di gettarla nel panico citando aforismi inopportuni come “So resistere a tutto tranne che alle tentazioni. O. Wilde”.

(2) Emissioni gassose. Se siete con altre persone può succedere, inutile negarlo, che nell’ascensore si diffonda un inconfondibile odore poco gradevole. In tal caso è bene che manifestiate la vostra disapprovazione e il vostro disgusto storcendo la bocca e scuotendo la testa, come a dire: “Che inciviltà!”. In questo modo metterete bene in chiaro che voi non c’entrate nulla con quanto è appena accaduto. Evitate però di esprimere un eccesso di disgusto, ad esempio tappandovi il naso o simulando conati di vomito, perché gli altri potrebbero pensare che state bluffando e che in realtà siete stati proprio voi. Per lo stesso motivo è bene evitare gesti eccessivi anche se in effetti è vero che siete stati proprio voi.

(3) Inconvenienti tecnici. Per scongiurare spiacevoli sorprese, prima di partire verificate sempre il numero massimo di persone consentito o il numero massimo di chili trasportabili. Tuttavia non siate mai inopportuni. Ad esempio se entra una persona in sovrappeso evitate affermazioni del tipo: “Ha letto il cartello?”, “Una scala al giorno toglie il medico di torno”, “Andiamo. O la va o la spacca”. Se per caso l’ascensore dovesse bloccarsi mantenete il sangue freddo ed evitate di diffondere il panico negli altri passeggeri con frasi come: “Lo sapevo: è finita”, “Signori, temo che dovremo bere le nostre urine per mantenerci in vita”, “Tutti a terra!”, “Avete impegni nelle prossime 48 ore?”, “Signore, non respiri! La sua vita ormai l’ha vissuta, pensi alle donne e ai bambini!”

(4) Centro commerciale. Se vi trovate in un ascensore molto capiente, ad esempio in un centro commerciale, evitate comportamenti eccessivamente zelanti, come tirate fuori un taccuino e iniziare a prendere le ordinazioni dei piani a cui vogliono andare le altre persone, oppure premere i tasti di tutti i piani per non scontentare nessuno. Può verificarsi la circostanza in cui l’ascensore si riapre allo stesso piano in cui siete entrati e voi inavvertitamente uscite pensando di essere saliti. In questo caso avete a disposizione varie possibilità: potete rientrare prima che la porta si chiuda e fare finta di niente, potete uscire e riprendere quello dopo, infischiandovene di quello che penseranno gli altri, oppure, uscendo, potete rivolgervi agli altri passeggeri mentre la porta si chiude e dire: “Scusate, ho cambiato idea. Soffro di disturbi dell’umore”. Se capita che state uscendo e venite ricacciati dentro dalla fiumana di persone che entrano, per evitare di fare la parte dell’imbranato potete fingere di prendere in mano la situazione: “Signori, da questa parte, prego! Distribuitevi in modo omogeneo. Tu, bambino, di qua. Signora, si sposti grazie!”, ecc. ecc.

(5) Cortesia. Se state prendendo l’ascensore nel vostro condominio e vedete in lontananza persone che stanno entrando nell’ingresso del palazzo dal cortile, dovete essere molto lucidi e decidere cosa fare. Potete aspettare a salire e tenere aperta la porta dell’ascensore chiedendo se anche loro vogliono approfittarne, oppure, se avete fretta, infischiatevene e precipitatevi dentro l’ascensore il più in fretta possibile alzando il bavero del cappotto per non farvi riconoscere, in modo che poi non si diffonda nel condominio la notizia che siete stati maleducati. Se la porta si sta chiudendo e gli altri rimangono fuori potete provare a bloccarla, evitando però gesti avventati, come rimanere incastrati con la gamba o con la spalla per eccesso di eroismo. Altrimenti andatevene facendo finta di niente: inutile e inopportuno, mentre l’ascensore parte, gridare cose come: “Sarà per la prossima volta!”, oppure: “Maledizione! Io ho provato a fermarla! Ci ho provato! Se siete onesti dovete riconoscerlo! Addio”. Se invece sono gli altri che stanno tenendo la porta aperta a voi e vi chiedono se dovete salire evitate risposte come: “Non saprei, mi dia cinque minuti per pensarci” o “Scusi, faccio una telefonata e entro subito, lei nel frattempo tenga aperto, grazie”. Se siete molto stanchi, avete voglia di salire per primi e non ci state tutti con un unico viaggio, potete provare a spiazzare i vostri vicini di casa con frasi come: “Voi siete al quarto piano, io al primo. Potete andare a piedi, grazie?”, oppure: “Ma quante spese avete fatto? Tutti quei pacchi non ci stanno! E il passeggino, pure! Dovevate pensarci prima, di salire ora non se ne parla proprio!”, oppure “Chi sale per primo? Mi candido ufficialmente alle primarie!”

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Fila alle casse

La fila è una cosa delicata: è bene sapere se saltarla, quando saltarla e in che modo. Alla biglietteria della stazione ad esempio io, che non faccio mai biglietti on line per principio, personalmente adotto questo metodo: comincio a fare la fila poco prima delle 7.40, anche se devo partire giorni dopo a tutt’altra ora, e poi inizio a canticchiare: “Mi sono informato, c’è un treno che parte alle 7.40”. C’è quasi sempre qualcuno che ci casca e mi fa passare avanti: “Prego signore, vada prima lei, se no lo perde”. Se non ci casca nessuno vado avanti a canticchiare o aggiungo tra me e me una frase come “Grande Lucio! Quanto ci manca…”

Ma la situazione più difficile a mio parere è quella della fila alle casse del supermercato. Lì occorrono lucidità e sangue freddo. Ho fatto delle indagini approfondite e delle ricerche sul campo per studiare il comportamento umano in queste situazioni. Ad esempio ho continuato per settimane a provare con la tecnica dei pochi acquisti: “Mi scusi signore, io ho solo queste cose, posso passare avanti?”. Ogni giorno che passava aggiungevo un prodotto, per vedere fino a che punto la gente non si spazientiva: sono riuscito a passare addirittura con 25 prodotti! Ma per essere affidabile questo esperimento va provato con tipologie di clienti diverse, perché il livello di sopportazione non è lo stesso: ho notato, ad esempio, che i vecchi iniziano a sbuffare già con 3/4 prodotti. In ogni caso sto preparando una serie di grafici a torta e di istogrammi che poi invierò personalmente alla Coop vicino a casa mia. Credo che potranno essere utili.

In alcuni casi bisogna avere fegato e giocarsi il tutto per tutto. Se ad esempio davanti a voi avete un bambino, e la mamma si è assentata un momento per prendere un’ultima cosa, potete tentare di giocare sulle dimensioni: “Bambino, io ho solo queste cinque cosine, mentre tu hai quel pupazzone grosso grosso: mi faresti passare?”.

Se come me non avete molto a cuore la dignità, potete buttarla sul patetico e iniziare a piagnucolare: “Ma… ma… che ora si è fatta??? Quando rincaso mia moglie mi ammazza, mi ammazza!!!”, oppure: “I miei piccini sono a casa al freddo, fatichiamo ad arrivare alla fine del mese, e se non bevono subito una spremuta con QUESTE arance (sottolineate bene ‘queste’) forse morranno. Mio Dio, cosa abbiamo fatto di male?”. Come ultima spiaggia potete anche tentare la carta del malore: se lo fate, però, dovete essere convincenti nello svenimento, per poi riprendervi subito dopo, e vedrete che vi faranno passare di sicuro.

In alcuni casi può essere utile anche fingere che ci sia qualcuno che vi aspetta fuori dalle vetrine e che, ad esempio, ha la macchina parcheggiata in un punto pericoloso. In questo caso però la vostra interpretazione deve davvero essere magistrale (cenni con il dito sull’orologio, segni come a dire: “Lo so… arrivo subito! Aspetta! Se solo potessi sbrigarmi…”) e comunque non è detto che troviate qualche anima pia che vi fa passare.

Se avete il carrello pieno e pensate di non avere nulla da perdere potete anche provare a buttarla lì in questo modo: “A occhio e croce, secondo me lei ha più cose di me. Posso passare davanti io?” Ma è chiaro che in questo caso vi potete aspettare una risposta sgarbata. Inoltre se trovate una persona particolarmente pignola, può darsi che vi sfidi a contare insieme a lei i vostri rispettivi prodotti: se i vostri sono di più sarete sbugiardati e farete una brutta figura. Se sono di meno, avrete comunque perso l’ipotetico vantaggio a causa delle operazioni di conteggio. Pertanto io in linea di massima sconsiglio questo metodo.

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Atei in chiesa

Può capitare che atei e miscredenti debbano partecipare ad una messa: battesimo del nipotino, cresima della nipotina, matrimonio di amici, funerali della bisnonna, ecc. ecc. E’ importante sapere come comportarsi in queste occasioni.

ENTRATA: bisogna avere le idee chiare sin dall’inizio: volete farlo sto segno della croce oppure no? Se optate per il no ci sono due possibilità: o sgattaiolate dentro la chiesa a testa bassa cercando di non fare scricchiolare la porta e di non farvi beccare, oppure entrate sicuri con passo deciso e chissevvistossevvisto. Evitate però di incedere con il mento sollevato e con aria proterva e sarcastica come a dire: “Poveri citrulli!” o “Il sonno della ragione crea mostri”. Se invece pensate di fare il segno della croce riguardatevi bene i movimenti da effettuare: su Youtube non mancheranno certo video di istruzioni. Esiste anche un’opzione di compromesso: entrando potete darvi una rapida sistematina al ciuffo, se lo avete, e un’altrettanto rapida spolveratina alle due spalle del vestito: da lontano potrà sembrare un segno della croce e voi sarete in pace con voi stessi, per non avere dovuto sottostare ai dettami di una religione in cui non credete. Per rendere la cosa più credibile potete accompagnare il tutto con una mezza flessione del ginocchio e con un’aspersione nell’acquasantiera, particolarmente indicata se siete venuti in autobus, se avete stretto la mano ad un clochard o se prima di entrare  vi siete messi le dita nel naso.

LITURGIA: a questo proposito occorre distinguere tra chi ha fatto una gavetta all’interno della parrocchia e poi se n’è allontanato e chi proviene da una famiglia di maoisti leninisti e da piccolo leggeva Il capitale a fumetti. In generale le opzioni sono tre: 1) silenzio assoluto; 2) liturgia minima: vi limitate agli ‘amen’, agli ‘ascoltaci o Signore’ e al segno di pace: mica sarà difficile?; 3) liturgia completa o simil-completa (solo per la prima categoria). Per liturgia simil-completa si intende una liturgia alla quale partecipate, pur nella consapevolezza che è tanto tempo che non andate a messa e che la memoria potrebbe giocarvi brutti scherzi. Particolarmente insidioso, per la sua lunghezza, è il Credo: se non vi sentite sicuri al cento per cento, potete alternare momenti di playback a momenti in cui sottolineate solo le parole più significative o comunque quelle che vi ricordate (ad esempio “il”, “la”, “nel”, “sotto”, “Una, santa, cattolica e apostolica”).

EUCARESTIA: quando vengono lette le parole dell’ultima cena, se gli altri si inginocchiano e voi non lo volete fare evitate comunque sguardi come a dire: “Ma cosa stanno facendo?”, “Ma siamo impazziti?”. La cosa migliore da fare è fissare un punto a caso sul pavimento con sguardo assente: anche se non state pensando a nulla, chi è intorno a voi potrà interpretarlo come uno sguardo di compunzione e concentrazione. Nel momento in cui gli altri si alzano per andare a ricevere l’eucarestia evitate gesti come a dire: “Ciao, ragazzi, a dopo”, “Andate, andate pure, io vi raggiungo”, o alzare le braccia come a dire: “Che volete farci? Non credo. E’ andata così”. Evitate sopratutto di fare altro nel frattempo, ad esempio effettuare telefonate, ascoltare musica, salutare da lontano un vecchio compagno di scuola. In alcune particolari occasioni (se ad esempio è vostro figlio che fa la prima comunione e voi siete seduti intorno all’altare) potrebbe capitare che sia il prete o chi per lui che passa a distribuire l’eucarestia. Questa è una situazione delicata, bisogna sapere come procedere, senza esitazioni. Il mio consiglio spassionato è: e prendetevela quest’ostia, è vostro figlio che fa la comunione, che diamine! Avete paura che vi faccia acidità di stomaco? Se però avete un carattere ostinato e non volete, dovete essere bravi a fare un rapido gesto di rifiuto, senza sorridere e senza rispondere “no, grazie”, o cose simili (non vi stanno offrendo un pasticcino!). Se decidete di farla, quando vi si dice “Il corpo di Cristo” pronunciate “Amen”, e basta, capito? Solo “Amen”. Niente commenti del tipo: “Addirittura!”, “Apperò!”, “Complimenti”, “Così piccolo?”, “Ma non è un’ostia?”, “Sarà…”, “Cannibali”, “Ce l’avete anche al kamut?” P.S. Lo sanno anche i muri che l’ostia si appiccica al palato: se ciò avviene pazientate, evitate assolutamente di estrarla cacciandovi l’indice in bocca.

USCITA: assolutamente sconsigliato qualsiasi gesto di esultanza dopo “La messa è finita, andate in pace”. Se volete evitare il segno della croce uscendo mimetizzatevi tra la folla (se c’è molta ressa potete anche provare a sgattaiolare fuori a quattro zampe), oppure attardatevi in chiesa e uscite quando non c’è più nessuno.

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