Prima gli italiani

Lo so, forse mi farò molti nemici per quello che sto per scrivere. So anche che quasi tutti non saranno d’accordo, ma sapete che a me piace andare controcorrente, e quindi non esito a dire a gran voce: “Prima gli italiani!”. L’ho sostenuto, lo sostengo e lo sosterrò sempre.

Case da affittare? Prima gli italiani! Posti di lavoro? Prima gli italiani! Posti liberi allo stadio? Prima gli italiani! Posti liberi in chiesa? Prima gli italiani! Posti liberi nella moschea? Prima gli italiani! Donne single? Prima gli italiani! Gironi di Champions League? Prima gli italiani!

Tra l’altro io non sono di quelli che lo dicono in patria, ma poi si vergognano di ripeterlo quando sono all’estero. Ricordo ad esempio che una volta, in occasione di un concerto a Londra, riuscii a entrare saltando tutta la fila al grido di “Prima gli italiani!”.

Certo, alle volte si possono verificare anche eventi spiacevoli. L’altro giorno ad esempio stavo entrando in un bar, quando mi si è avvicinato un extracomunitario di colore ed evidentemente islamico, chiedendomi se gli offrivo la colazione. Io non mi sono certo fatto impietosire, ma gli ho subito rivolto una serie di domande a cui naturalmente non ha saputo rispondere: “Sei davvero un profugo oppure sei un clandestino? Perché se voi venite qui e mi chiedete un cappuccino io devo offrirvelo mentre se io vengo da voi e chiedo di offrirmi un cappuccino mi tagliate la testa e mandate il video ad Al Jazeera? Dov’è la tua donna? Chi mi assicura che non sia chiusa a casa con il velo a preparare il minestrone? Perché mi chiedi una brioche come Maria Antonietta e non un semplice pezzo di pane? Chi mi assicura che tu hai davvero fame e non voglia di qualcosa di buono come la signora della pubblicità anni ’90?”. E ho concluso con un bel: “Caro mio, prima gli italiani!”

Purtroppo la notizia si deve essere diffusa perché il giorno dopo allo stesso bar e alla stessa ora, mi sono imbattuto in 56 milioni di persone che mi chiedevano la colazione. Non solo non ho potuto pagarla a tutti, ma ho creato mio malgrado dei problemi di sicurezza, con tutta quella gente.

maria antonietta

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Tradizionalista

Non mi importa se andrò incontro a critiche: io penso che i mali del nostro tempo siano anche responsabilità della Chiesa, che è diventata troppo moderna e mondana. Dove sono finiti i valori della nostra tradizione cristiana? Ormai ognuno dice e fa quello che vuole.

Io ad esempio mi dichiaro antiabortista, antidivorzista, anti-anticoncezionalista, e anche anticonciliare. Ebbene sì, non riconosco le innovazioni introdotte dal Concilio. Mi riferisco al Concilio di Trento, ovviamente. Sono talmente indignato che un giorno ho fatto irruzione in un circolo di lefevriani e li ho presi a male parole: “Ma dove siamo? Che cos’è questo, un circo? Vergogna! Un po’ di serietà!”

Leggo che di recente è stato cambiato il “Padre nostro” e che adesso bisognerebbe dire “non lasciarci cadere in tentazione” perché se no Dio sembra cattivo. Non solo: una mia fonte ben informata del Vaticano mi assicura che tra poco cambieranno anche il finale per renderlo più informale: “Ma liberaci dal male. Ciao”. Non vi sembra una cosa gravissima?

Di recente poi è successo un episodio che mi ha particolarmente turbato e che riguarda la musica che si suona durante la messa. Io infatti ho sempre sostenuto che Palestrina sia troppo frivolo e inadatto alle cerimonie religiose. Ma non pensavo che si potesse arrivare a tanto: un giorno sono entrato in chiesa e lì ho visto che la messa era accompagnata da orde di giovani schitarranti, con i capelli lunghi e le tasche evidentemente colme di preservativi pronti per essere usati. Non ci ho visto più: mi sono scandalizzato a tal punto che mi sono stracciato le vesti come il sacerdote Caifa. Vedendomi senza vestiti, la signora dietro di me si è scandalizzata e se le è stracciate a sua volta. In questo modo ha scandalizzato il signore di fianco, che se le è stracciate anche lui. Alla fine in chiesa siamo rimasti tutti nudi ed è arrivata la buon costume a portarci via. Ora dobbiamo rispondere di oltraggio al pudore.

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Legittima difesa

Molti di voi mi chiedono di esprimere un mio parere sulla questione della legittima difesa. C’è poco da dire, io ho un diavolo per capello. Anzi, dirò di più: ho un diavolo per pelo della barba.

Io dico: non vogliono che ci difendiamo con armi da fuoco? Va bene, ma almeno lascino che ci difendiamo con olio bollente, balestre, catapulte, asce, mazze, azze, alabarde, scimitarre, durlindane!

Io comunque per sicurezza ho comprato in edicola “L’arte della guerra” di Sunzi e l’opera omnia di Enea Tattico.

E vi consiglio: soprattutto in questi giorni di festa state all’erta! Per esempio questa mattina mi hanno suonato alla porta, ma quando ho sentito che dicevano “Dolcetto o scherzetto” in rumeno mi sono ben guardato dall’aprire.

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Piano terapeutico (2)

In un post di qualche tempo fa manifestavo la mia preoccupazione per un mio amico che è diventato un fondamentalista. Possiamo anche rivelarne il nome, non credo che si offenda: Magdi Musulmano Allam. Ebbene, il piano terapeutico che ho messo in atto per cercare di ricondurlo alla ragione non sembra dare i frutti sperati. Tra l’altro ho notato che ultimamente gli capita spesso di gridare: “Allah akbar!”. Sono molto in ansia e per questo ho deciso di prenderlo in disparte e di fargli un bel discorsetto. Gli dirò più o meno così:

“Senti, tu continui a ripetere che Allah akbar. Io non voglio negare che Allah akbar, ma pensa se tutti noi ci mettessimo a gridare che Allah akbar. Il problema non è se è vero o no che Allah akbar. Il problema è che qualcuno potrebbe non essere d’accordo sul fatto che Allah akbar. Dunque cosa vogliamo fare? Costringerlo a dire che Allah akbar? Ti dico una cosa: ammesso e non concesso che Allah akbar, tu non puoi comunque imporre agli altri che Allah akbar. Tu credi che Allah akbar? Io pure, se ti fa piacere, credo che Allah akbar, ma magari il tuo vicino di casa non pensa che Allah akbar. Se ci costringi tutti a dire che Allah akbar, allora io ti dico che mi dovresti dimostrare che Allah akbar, o quanto meno che sbaglia chi non crede che Allah akbar”.

Mi sembra un discorso abbastanza convincente, voi che ne pensate? Mi resta un solo dubbio che volevo sottoporvi: cosa significa Allah akbar?

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Piano terapeutico

Da tempo notavo che un mio amico arabo si comportava in modo anomalo e faceva discorsi strani. Ad esempio diceva sempre di occuparsi di cose fondamentali. Ora purtroppo ho capito cosa intendeva: è un fondamentalista. Ebbene: mi sono messo in testa che devo cercare di aiutarlo ad uscire da questa condizione. Lui da parte sua ha accettato di farsi curare, e insieme abbiamo messo a punto un piano terapeutico.

Innanzitutto è importante che capisca che non tutto quello che dice il Profeta va preso alla lettera. A questo proposito ho provveduto io stesso a presentargli alcuni amici cattolici che la domenica vanno in chiesa e poi bestemmiano, spergiurano, fornicano (o formicano? Non ricordo mai), evadono le tasse, evadono dal carcere, fanno gli scambisti, gli scafisti, gli squadristi e chi più ne ha più ne metta.

Inoltre è importante che si avvicini ai principi dell’Illuminismo. Perciò gli ho prescritto di leggere ogni giorno un po’ di Voltaire e di frequentare delle case di tolleranza.

Per quanto riguarda la carne di maiale, gli ho suggerito di iniziare dai tortellini, dato che il prosciutto è nell’impasto e se uno non ci pensa non si accorge di mangiarlo.

Ho anche notato che lui durante la giornata dice spesso che Allah è grande. Ora, sarebbe un’intollerabile mancanza di rispetto se pretendessi di fargli dire che Allah è piccolo. Ognuno infatti deve essere libero di praticare la propria religione. E comunque è meglio procedere per piccoli passi. Per il momento sono riuscito a farmi promettere che ogni tanto si limiterà a dire che Allah è medio.

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La mia opinione

Molta gente mi ferma per strada e mi chiede di esprimere con chiarezza la mia opinione sul tema dell’inmigrazione. Si tratta di una problematica quanto mai complessa ed è difficile per me trattarla in questa sede. Tuttavia proverò ugualmente ad illustrare i termini della questione per sommi capi.

Dunque, se io potessi riunirei tutti gli inmigrati in una stanza e gli direi: “Inmigrati, perché inmigrate? Voi vi lamentate perché noi ci lamentiamo perché inmigrate, ma se non inmigraste non ci lamenteremmo che voi inmigrate. Siete voi che avete inmigrato. Io non vi dico: non inmigrate più. Però capite che inmigra oggi, inmigra domani, alla fine siete troppi ad inmigrare. Inmigrate una volta, e va bene. Inmigrate una seconda volta, e passi. Alla terza però siamo stufi di tutte queste inmigrazioni. Inmigrate pure, ma inmigrate poco. Oggi inmigri tu, poi magari tra dieci giorni inmigra lui. Ma non inmigrate tutti insieme, se no poi è chiaro che noi protestiamo per le vostre inmigrazioni e voi ci rimanete male perché dite che noi non vogliamo che voi inmigrate, mentre invece vi chiediamo solo di non inmigrare troppo. Chiaro o no?”

Lo so, mi farò dei nemici, ma la mia inparzialità mi inpone di essere inpopolare.

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Videocitofono

L’altro giorno è successa una cosa spiacevole.

Mi suonano giù dal portone, chiedo chi è, e mi risponde un tizio che senza nemmeno presentarsi mi domanda se a mio parere un altro mondo è possibile.

Io gli rispondo “no”, ma lui continua: mi chiede cosa ne penso dell’uso delle nuove tecnologie tra i giovani e se non credo che tutto stia andando a rotoli.

Poi inizia a fare discorsi strani su una seconda venuta e su una torre di guardia, o qualcosa di simile.

A quel punto io gli dico: “Guardi che ho capito dove vuole andare a parare. Magari ora mi dirà anche che non devo donare il sangue! Tanto io non lo faccio perché ho paura degli aghi”. E infatti puntualmente lui mi dice che già nell’Antico Testamento Dio ordina di astenersi dal sangue.

Insomma, devo continuare? Credo che tutti abbiate capito di chi si trattava: era un Imam che si fingeva un testimone di Geova per salire in casa mia e predicare l’odio. Fortunatamente sono dotato di videocitofono e l’ho smascherato.

La lotta al terrore continua.

videocitofono

Bipolare

In questo periodo non mi sono fatto sentire, ma non pensiate che non sia rimasto scosso per i drammatici eventi che si trova a fronteggiare il nostro mondo occidentale.

Ricordo che martedì scorso ho assistito ad un servizio in TV sui metodi di propaganda dell’Isis e non ho mancato di esprimere la mia indignazione postando su Facebook un “vergogna” che ha ricevuto 843 ‘mi piace’ in poco meno di mezz’ora.

Mercoledì mattina al lavoro ho litigato con un collega di sinistra e gli ho gridato nelle orecchie: “Costruire una moschea? Giammai!”.

La sera al ristorante me la sono presa invece con mio cognato leghista: “Vorresti che gli immigrati sparissero, tranne quando ti fanno comodo, eh? Gli immigrati sono quelli che ci pagano le pensioni! E la badante di tua madre, eh? Vuoi fare sparire anche quella, eh?”. E me ne sono andato sbattendo la porta.

Il giorno dopo parlando con l’edicolante ricordo che gli dicevo: “Noi vorremmo che loro prendessero le distanze, ma noi quando mai abbiamo preso le distanze dalle nostra politica estera sconsiderata? Quando abbiamo riconosciuto i nostri errori?” E siccome non mi rispondeva sono andato via senza comprare il giornale. Ma alla fermate del tram non ho resistito e mi sono rivolto ad una signora a caso: “E le armi? Non siamo noi che gliele vendiamo?”.

Nel tardo pomeriggio sono uscito per fare una corsetta, ma dopo un paio di chilometri mi ha assalito un pensiero: “Siamo in guerra”. Mi è sembrata un’idea originale e ho prontamente chiamato un taxi per farmi riaccompagnare a casa e postarla su Facebook. Risultato: 465 ‘mi piace’, 344 ‘ ben detto’, 123 ‘daje’, 224 ‘dagli all’untore’, Nel frattempo ho anche predisposto una piccola trincea nella parte del terrazzo che mi sembrava più esposta al nemico.

L’indomani al telefono con mio cugino mi sono sfogato: “Ma bene! Facciamoli entrare tutti, portiamoci i terroristi dentro casa!!!”.

“Guarda che i poveracci che vengono sui barconi non c’entrano nulla con il terrorismo. Quelli che hanno fatto gli attentati non erano certo immigrati clandestini”. Il problema è che la seconda affermazione non veniva da mio cugino: ero sempre io che rispondevo a me stesso.

A quel punto ho capito che qualcosa non andava, e sono corso dal mio medico di fiducia, che mi ha diagnosticato un disturbo bipolare acuto e mi ha prescritto delle compresse da prendere regolarmente due volte al giorno prima dei pasti.

A tre giorni dalla prima assunzione posso dire di essere già sulla via del pieno recupero.

P.S. Bastardi, non mi avrete!

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I nostri simboli

Basta farci mettere i piedi in testa e rinunciare alla nostra identità e alla nostra cultura! Loro non farebbero altrettanto!

L’ultima forma di sudditanza poi è stata clamorosa: coprire le statue nude perché rischiano di offendere la sensibilità di Lorsignori, che assurdità!

Il pisello non è solo un simbolo religioso, è anche un simbolo di valori in cui tutti noi italiani ci riconosciamo!

Ah no, quello era il crocifisso. Scusate, sono molto confuso…

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Prendete le distanze!

La maestra leghista di mio figlio ha preteso che i bambini mussulmani in classe prendessero le distanze dai fatti di Parigi. Ha iniziato spiegando che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i fatti di Parigi non sono dei drogati. Poi ha chiesto ad Amir e altri quattro di indietreggiare di tre metri dalla cattedra e di prendere le distanze recitando la seguente formula: “Io Amir / … , prendo ufficialmente le distanze da tutti i riprovevoli episodi che in nome della mia religione hanno minacciato la nostra civiltà occidentale. Abbraccio senza esitazioni i valori della suddetta civiltà, fondata su radici giudaico-cristiane. Il mio animo contrito ed esacerbato è dilaniato da profondo e sincero dolore. Amen” (è leghista, ma è colta, non c’è che dire). Chi non ha pronunciato correttamente la formula si è beccato 10 frasi per casa sull’apposizione. Tie’.

Io a mio volta cerco nel mio piccolo di dare il mio contributo quotidiano: appena vedo per strada o in autobus qualcuno un po’ sospetto, magari una donna con il velo, o un uomo scuro con una brutta faccia, chiedo subito di prendere le distanze.

D’altra parte so che noi per primi dobbiamo dare il buon esempio. Quando guido in autostrada, prima di fare un sorpasso prendo sempre le distanze: sarà un caso, ma non mi hanno ancora tolto un punto dalla patente. Quando nella partitella con i colleghi batto un rigore o una punizione, io prendo le distanze. L’altro giorno stavo già prendendo la rincorsa, ma mi sono fermato e ho chiesto all’arbitro di fare indietreggiare la barriera che non prendeva le distanze.

Insomma, se tutti quanti prendessimo le distanze a questo mondo non staremmo così stretti.

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