Le inchieste di Sbrana (6)

L’ultimo ad essere interrogato fu il fratello della vecchia, che ad un certo punto si accostò all’orecchio di Sbrana e gli domandò con aria misteriosa: “Ispettore, per caso ha preso in considerazione l’ipotesi che l’assassino sia un rom? Glielo dico perché so come si comportano abitualmente questi rom(s). Io sono un grande esperto di razze, sa? Non per vantarmi, ma mi considero un razzista”.

“Mah, non so” rispose Sbrana, “di solito nei gialli il colpevole non è il maggiordomo?”

“Appunto! Lei dice bene! Infatti il maggiordomo che lavorava per mia sorella è un rom! Mi dia retta ispettore, viviamo in un brutto mondo! Pensi che un mio amico di recente è stato a Bucarest e mi ha detto che era pieno di rumeni. Poi è andato a Durazzo e lì era pieno di albanesi. Allora per cercare un po’ di pace si è trasferito a Dacca: era pieno di bengalesi! Non si è più tranquilli in nessun posto! Proprio stasera sarò ospite alla trasmissione “Dalla vostra parte” per parlare di queste cose e gridare la mia rabbia per quello che hanno fatto a mia sorella. Il conduttore di quella trasmissione mi piace, sa? Gli altri conduttori sono tutti moralisti. Lui invece è uno che dice: “Pane!” al pane e “Vino!” al vino”.

“Ah. Praticamente parla con gli oggetti”.

“Questa battuta mi pare di averla già letta da qualche parte… In ogni caso si fidi, ispettore. Noi non possiamo costruire da loro una chiesa, mentre loro da noi possono fare le moschee. Loro non rispettano le nostre leggi, mentre noi sì. Loro non rispettano le donne, mentre noi sì. Loro delinquono, mentre noi no”.

“Ma loro chi, scusi?”.

“Non saprei, sinceramente. Il conduttore di “Dalla vostra parte” dice sempre ‘loro’. Non so a chi riferisca. Comunque io gli credo. In tutta sincerità, ispettore, io voto alla Lega Nord”.

“Perché usa il verbo ‘votare’ intransitivamente?”

“Ah, non ci faccia caso, ispettore. Faccio così perché sono originario di Caserta”.

Proprio in quel momento Fido fece irruzione nel commissariato. Era molto trafelato: “Ispettore, siamo ad una svolta! E’ stato trovato un coltello insanguinato nella camera del maggiordomo rom della signora. Era nascosto in un’intercapedine del pavimento. Ho dato già disposizione di arrestarlo. A questo punto direi che il caso è chiuso”.

“Ecco!”, gridò il fratello della vecchia, “Ecco! Che cosa le dicevo? Vergogna! Vergogna! A proposito, che cos’è un’intercapedine?”

“Non lo so” bofonchiò Sbrana “c’è qualcosa che non torna…”.

“Lo sapevo, il solito buonismo! Ispettore, mi meraviglio di lei”.

…continua…

maggiordomo rom

 

Le inchieste di Sbrana (5)

Il commissariato si trovava al numero 69 di via delle Zoccolette, ma Sbrana si vergognava un po’ di dirlo e, quando gli chiedevano dove fosse, rispondeva: “36 Quai des Orfèvres”, oppure: “221B Baker Street”.

Tutto era pronto per l’interrogatorio dei sospettati. Il primo ad essere ascoltato fu un cugino della vecchia, il dottor Socrate, primario del reparto di ostetricia. Sin dalle prime battute Sbrana capì che quella non sarebbe stata una giornata semplice: “Lei sa qualcosa? Dica la verità”. “Di non sapere”. “Di non sapere?” “Sì, di non sapere”. “Di non sapere cosa?” “Di non sapere”. “Lei sa di non sapere di non sapere? Quindi lei sa!” “Di non sapere”. La conversazione proseguì per una buona mezz’ora. Alla fine Sbrana si convinse che l’interrogato non sapeva.

Fu sentito anche il signor Sigmund, un altro dottore (la vecchia amava circondarsi di medici), il quale dichiarò, anche un po’offeso, che non aveva alcuna ragione per uccidere quella povera donna. Tuttavia proprio mentre si stava alzando per uscire, precisò che in realtà il suo subconscio ne aveva una. Fu difficile persino stabilire se all’ora in cui era avvenuto il delitto il signor Sigmund si trovasse a casa sua. Risultò infatti che il suo Io era a casa, mentre il suo Es era fuori casa, nonostante il Super-Io gli avesse detto di non uscire. Fido, che aveva il compito di verbalizzare l’interrogatorio, era molto confuso.

Ma l’interrogatorio più impegnativo fu quello del signor Marcel, scrittore. Sbrana infatti, per mettere a loro agio gli interrogati, aveva messo sul tavolo un vassoio di madeleine. Si rivelò un errore fatale. Infatti, appena il signor Marcel ne assaggiò una, iniziò a fare affermazioni strane: “Per molto tempo mi sono coricato presto la sera”. “Cosa c’entra scusi?” chiese Sbrana. Ma ormai lo scrittore era un fiume in piena: sei ore dopo Sbrana uscì esasperato per prendere un caffè, e quando ritornò vide che era ancora lì. “Ma cosa sta dicendo?”, chiese l’ispettore a Fido che continuava a verbalizzare. “Sta parlando dei Guermantes”. “Ancora?”. “Dice che è stata la madeleine”. “Ma non possiamo continuare così!”, gridò Sbrana, “E’ tempo perso!”. “Veramente” puntualizzò il signor Marcel “è tempo perduto”.

…continua…

madeleine

Le inchieste di Sbrana (4)

Sbrana camminava nervosamente da una parte all’altra della sala: “Caro Fido, ho commesso un errore imperdonabile: ho rivelato che il vero colpevole è il sistema. Ed era appena la terza puntata!”

Fido cercò di consolarlo: “Coraggio ispettore, in fin dei conti nelle grandi opere letterarie la trama non è tutto. Le faccio un esempio: tutti sanno che alla fine di Anna Karenina la protagonista muore, ma quante persone lo leggono lo stesso perché è un grande romanzo!” Sbrana si rabbuiò: “Beh, io non lo sapevo. Adesso mi è passata la voglia di leggerlo”.

“Suvvia”, continuò Fido, che era un buon aiutante, ma molto saccente, “basterà cambiare un po’ la trama. Bisognerebbe trovare qualcosa di originale, oggi il giallo classico non funziona più. In effetti già Agatha Christie cercò di forzare le regole del genere quando scrisse L’assassinio di Roger Ackroyd, in cui il colpevole è proprio l’assistente del detective”. Sbrana aveva cercato di tapparsi le orecchie, ma ahimè troppo tardi: “Volevo iniziare a leggerlo la settimana prossima. Perché me lo hai detto?”

“Ma, ispettore, non faccia così! D’altronde l’idea di far coincidere il detective con il colpevole non l’ha certo inventata la Christie, ma risale alla notte dei tempi, se pensiamo che già il protagonista dell’Edipo re di Sofocle indaga su un delitto che in realtà ha commesso lui stesso, e arriva addirittura ad accecarsi, quando scopre di avere ucciso il padre e di essersi accoppiato con la madre”. Sbrana era scuro in volto: “Volevo leggerlo il mese prossimo. Me lo hai rovinato”.

In preda alla rabbia, stava quasi per aggredire Fido, ma contò fino a dieci e pensò che la vendetta è un piatto che si serve freddo. “Vedi quello?” chiese a Fido indicando un crocifisso alla parete. “Sì, ispettore”. “Alla fine muore e risorge”. “Dove? Nel Vangelo??? No!!! Volevo iniziare a leggerlo tra due settimane!” “Chi la fa l’aspetti” commentò Sbrana soddisfatto.

…continua…

orecchie

 

Le inchieste di Sbrana (3)

Mentre rimuovevano il cadavere della vecchia Fido notò che Sbrana si era ammutolito. “A cosa sta pensando, ispettore?”

“Caro Fido, pensavo… Nella nostra società il numero di anziani cresce sempre di più, eppure noi spesso facciamo finta che non esistano e li emarginiamo. Anche questa donna, ad esempio, era ricca quanto vuoi, ma alla fine viveva sola, con l’unica compagnia del suo maggiordomo, ed è morta sola. E lei era già una privilegiata. Pensa a tutte quelle vecchie che trascorrono gli ultimi anni nelle case di riposo, ti sembra giusto? Quanto erano belle quelle famiglie di una volta, in cui il nonno si sedeva a capotavola e veniva servito per primo a cena in segno di rispetto. La vecchiaia allora era sinonimo di saggezza, e i vecchi venivano ascoltati in silenzio, perché si pensava che avessero qualcosa da insegnare. Oggi invece siamo tutti presi dai nostri egoismi personali, tutto deve essere veloce, tutto è basato sulla competizione. Quale spazio possono avere le persone anziane in un mondo come questo? Noi cerchiamo il colpevole di questo omicidio… Ebbene, sai a quale conclusione sono giunto? Sai chi è il VERO colpevole, secondo me? Il vero colpevole è il sistema!”

“Ma… ispettore, questo è un giallo, noi non avremmo dovuto rivelare subito chi è il vero colpevole!”

“Cavolo, hai ragione! E adesso che facciamo?”

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sistema

Le inchieste di Sbrana (2)

La vecchia giaceva ancora a terra perinde ac cadaver. In effetti era un cadaver.

L’ispettore Sbrana chiese alla figlia della signora: “Sua madre aveva un muovente?”. “Ma cosa dice scusi, come un movente? Lei è la vittima, non l’assassino!”. “Signorina, io ho detto un muovente. Qualcuno la muoveva o era capace di camminare da sola? Sa, ad una certa età…”. “Camminava da sola!”. “Capisco, molto ma molto interessante. Perché pensavo: mettiamo il caso che l’assassino…”. “Ah!”, gridò la figlia: “Si vergogni!”

Bisogna sapere infatti che la figlia della vecchia signora era una fervente femminista. Sbrana non lo sapeva e si beccò una bella ramanzina: “Dunque lei dà per scontato che si tratti di un assassino, vero? Il sesso debole è troppo debole per queste cose, vero? Secondo lei noi donne non siamo in grado di prendere un coltello e piantarlo nella schiena di uno, vero? Secondo lei ci sono più primari maschi perché sono più bravi oppure perché sono una casta e le donne non hanno gli stessi diritti? Secondo lei non esiste una casta dei direttori d’orchestra? E gli chef? Come mai sono quasi tutti maschi? Noi al massimo possiamo cucinare in casa, vero? Ispettore, mi meraviglio di lei: capirei se stessimo parlando di un sindaco, capirei se stessimo parlando di un ministro –  anche il presidente emerito Napolitano ha manifestato delle perplessità sull’uso del femminile in questi casi – ma il femminile di assassino si usa, no? Allora per favore d’ora in poi usi almeno la sbarra!” “La sbarra?” “Sì, come quando dice e/o”. “E o o?” “E/o! D’ora in poi dovrà dire l’assassino/a”. “Capisco, mi scusi. Stavo dicendo: mettiamo il caso che l’assassino/a sia entrato dal giardino e…”. “Lo vede? Mi sbaglia di nuovo! Se dice l’assassino/a mi deve concordare anche il participio e dirmi entrato/a”. “Capisco. Devo dire anche mettiamo/a?”. “Ma no, quello è un verbo”. “Anche ‘entrato’ è un verbo!”

Insomma, la conversazione non fu semplice. Quando la figlia della signora se ne andò, Sbrana era stremato. Diede disposizione a Fido di fare rimuovere il cadavere e di predisporre tutto il necessario per l’interrogatorio dei famigliari e amici della vecchia, nonché del personale di servizio. Lui nel frattempo sarebbe tornato un attimo a casa per dare un’occhiata alle sue orchidee.

Sbrana infatti soffriva di un complesso di inferiorità per il fatto di essere un ispettore scolastico, e nell’ispirarsi ai suoi miti letterari, aveva cercato di imitarli anche negli hobbies, nei gusti e nelle manie: si lisciava i baffi come Poirot, suonava il violino e si drogava come Sherlock Holmes, osservava gli uccelli col binocolo come Miss Marple, coltivava orchidee e si dilettava di cucina come Nero Wolfe, fumava la pipa come Maigret; lo stesso Maigret gli aveva dato lo spunto per iniziare a bere birra e calvados, ma beveva anche whiskey e brandy come Marlowe e Martini agitato non mescolato come 007: in pratica la cirrosi epatica era ad un passo.

…continua…

alcol

 

Le inchieste dell’ispettore Sbrana (1)

La vecchia giaceva orribilmente riversa al suolo, inerme, inerte, imberbe. L’assassino/a aveva tentato di aggredirla avvalendosi del flit, ma lei aveva opposto resistenza. Allora l’aveva finita con il gas. Ed era fuggito/a senza lasciare traccia. La villa era immersa nel silenzio, a parte il rumore lontano e quasi impercettibile di uno sciacquone. Questo era pane per i denti dell’ispettore Sbrana. Per la verità era un ispettore scolastico, ma sapeva fare bene il suo mestiere.

Arrivato alla villa insieme a Fido, il suo assistente, l’ispettore trovò la figlia della vecchia comprensibilmente in lacrime: “Come è potuto succedere? Perché? Perché?” gridava disperata. “Signora, non si preoccupi” la consolò prontamente Sbrana “Epicuro diceva che non dobbiamo temere la morte, perché quando ci siamo noi non c’è lei e quando c’è lei non ci siamo noi”. “Ah, ok. Sto già meglio”.

Per rompere il ghiaccio Sbrana iniziò con le presentazioni: “Sbrana”, disse. “Ma no, è buonissimo”, rispose la signorina, riferendosi al pitbull che nel frattempo era entrato nella sala. “E questo è Fido, il mio assistente”. “Ma come parla scusi? Avrebbe dovuto dire: questo è il mio fido assistente”. “E’ sottinteso. Comunque, se preferisce: questo è il mio fido assistente Fido. Oppure: questo è il mio assistente fido, Fido. Fido è fido”. “Ma… è una tautologia!”. “In effetti, non per vantarmi, ma sono un tautologo”. “Capisco: questo invece è Fido, il mio pitbull”. “Avrebbe dovuto dire: questo è il mio fido pitbull. Comunque va bene anche così”.

“Senta ispettore, voglio essere chiara” disse la donna “so che c’è stato uno spiacevole equivoco, uno scambio di persona, e che lei è un ispettore scolastico. Se non se la sente di avviare le indagini me lo dica pure tranquillamente, e amici come prima”. “Signorina” rispose Sbrana “Se non me la sentissi non sarei qui. Più che altro mi dispiace per l’altro ispettore, il signor Holmes, che è finito con il dottor Watson a controllare registri di seconda media. Ma non perdiamo altro tempo, cominciamo”.

continua …

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